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venerdì 8 giugno 2012

Quanto tempo dovrò stare qui?


Giovanni Vantaggiato, l’uomo di 68 anni che ha confessato l’attentato alla scuola di Brindisi, nel quale morì la giovane studentessa Melissa Bassi, è accusato di strage in concorso aggravata da finalità di terrorismo. All’uomo gli investigatori sono giunti grazie alle immagini delle telecamere poste all’esterno del tribunale, situato nei pressi della suola “Morvillo-Borsellino“.
Resta poco chiaro il perché di un simile gesto. Gli investigatori infatti non reputano credibile nessun movente, e le indagini vanno avanti per chiarire i tanti punti oscuri. Giovanni Vantaggiato ha fatto riferimento a problemi economici, forse la delusione per l’esito di un processo per truffa in cui aveva perso 200mila euro.
L’uomo intanto giunto al carcere di Lecce ha domandato: “quanto tempo dovrò stare qui?”. Sul movente continua a non dare risposte ritenute dagli inquirenti, soddisfacenti, limitandosi a dire di avercela con il mondo; e quando gli è stato chiesto perché ha agito di mattina e non di sera: “perché di notte non c’era nessuno”.


Pochi giorni dopo l'attentato, Raffaele Brandi, ritenuto uno dei capi più rappresentativi della frangia brindisina della Sacra Corona Unita, ha avvicinato il caposcorta del pm Milto de Nozza e gli ha comunicato che, non solo la Scu non c’entra, ma che si muove in parallelo alla giustizia.
«Dite al procuratore che se li prendiamo noi gli attentatori, ce li mangiamo vivi, è questo il messaggio», sono le sue parole.

Quanto tempo dovrò stare qui? Poco.

giovedì 20 gennaio 2011

In un paese normale


Un cittadino viene indagato, vengono intercettate le conversazioni telefoniche di centinaia di persone che in qualche modo lo "conoscono" e viene infine invitato a comparire in giudizio per "concussione e prostituzione minorile".
La vittima, oggi maggiorenne, va in televisione e afferma: "Non mi ha toccato nemmeno con un dito, lo stimo come persona e per avermi aiutato senza alcun tornaconto".
Nella stessa intervista la ragazza aggiunge: "A 9 anni fui violentata da due miei zii, fratello di mio padre. L'unica persona con cui ebbi il coraggio di parlare fu mia madre che mi disse: 'Stai zitta perché se papà scopre che non sei vergine ammazza te'".
A 12 anni, quando decise di cambiare religione, suo padre la punì "con una padella di olio bollente addosso" tanto che ne porta ancora i segni in testa e su una spalla.

Adesso, in un paese normale, i giudici che hanno investito (o sperperato?) risorse in termini di tempo e denaro pubblico, praticamente distrutto l'immagine del cittadino di cui sopra verrebbero quantomeno "messi da parte".
Adesso, in un paese normale, dopo le dichiarazioni della ragazza sulle reali violenze subite, appena 6 anni fa e 9 anni fa, in un paese dove vengono processati dei presunti assassini 20 anni dopo aver commesso il fatto, si farebbero quantomeno delle indagini e delle verifiche approfondite.
In un paese normale.

martedì 12 ottobre 2010

La legge è uguale per tutti


"Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".
Antonio Mastrapasqua, presidente dell'INPS

I precari non avranno la pensione.
Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.
L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.
Non si può non notare come anche la politica taccia su questo scandalo, ma non ci si potrebbe attendere altrimenti, perché a determinare questo scandalo hanno contribuito tutti i partiti attualmente rappresentati in parlamento, nessuno escluso.
I precari, tenuti all'oscuro o troppo occupati a sopravvivere, difficilmente noteranno la dichiarazione di Mastropasqua al Corriere della Sera e i media sembrano proprio intenzionati a non rovinare loro la sorpresa. Proprio una bella sorpresa.

venerdì 24 settembre 2010

Insufficienza di prove

La tragedia avviene al culmine di un lite per un piccolo danno provocato, poco prima, dal tir guidato da Benjamin Bogdan, che non si era fermato dopo l'urto con il furgone di Moreno Mariani.
Giunti alla barriera di Vipiteno Mariani, approfittando della sosta dell'autocarro per il pagamento del casello autostradale, lo ha raggiunto a piedi chiedendo al conducente di fermarsi per la constatazione del danno. Questo si sarebbe però rifiutato.
A quel punto Mariani si era sdraiato davanti al tir di Bogdan per evitare che il mezzo pesante potesse riprendere la marcia.
Ma il camionista è partito lo stesso, investendolo e uccidendolo sul colpo.
Il 27 agosto viene convalidato l'arresto del camionista romeno che, accusato di omicidio volontario, si e' avvalso della facolta' di non rispondere.
L’episodio all’epoca aveva provocato sconcerto e indignazione nell’opinione pubblica, ma ieri, a meno di un mese di distanza dall’episodio, Bogdan, è tornato in libertà.
Il Tribunale del Riesame di Bolzano ha accolto infatti la tesi della difesa, secondo la quale non ci sono prove sufficienti per dimostrare che la morte del Mariani sia stata causata da quel gesto.
Il Tribunale ha quindi messo in dubbio la tesi secondo la quale il camionista avrebbe intenzionalmente investito il conducente del furgone, come dalle testimonianze della compagna di Moreno Mariani e dei dipendenti del casello autostradale che avevano assistito inorriditi alla scena.

venerdì 27 agosto 2010

Per una tanica di benzina



Avrebbero potuto fermarsi e cavarsela con una denuncia a piede libero.
Invece dopo aver rubato gasolio da un furgone sono scappati, procedendo contromano e violando non solo il codice stradale, ma anche le regole più elementari della prudenza.
Marina Badiello, 49 anni, non ha avuto scampo.
La donna stava percorrendo la strada nell'unico senso di marcia consentito, quando si è trovata di fronte la Golf che correva all'impazzata. E non ha fatto in tempo né a frenare, né a sterzare.
L'auto ha centrato in pieno lo scooter spezzandolo a metà e scaraventandolo a trenta metri di distanza. Marina Badiello è finita nel fosso, morta sul colpo, mentre la Golf ha proseguito la sua marcia per altri cento metri, finché il conducente non ha perso il controllo ed è finito con l'auto nel fosso che si è rovesciata per la velocità.

Per i nostri politicanti serve la certezza della pena.
Per il marito e la figlia sedicenne l'unica certezza è che la moglie e madre non c'è più per una tanica di benzina, mentre i due alla guida, pluripregiudicati, massimo tra sette anni potranno di nuovo tornare a rubare.

mercoledì 12 maggio 2010

Se non sei mia non sarai di nessuno

Cristina (il nome è di fantasia), 32 anni, in cerca di lavoro, lo aveva conosciuto tramite un amico comune. Lui aveva raccontato di cercare un'addetta alle pulizie. Presentatasi all'incontro, però, la donna aveva capito immediatamente le reali intenzioni dell'uomo, che aveva iniziato a palpeggiarla dicendole che quella del lavoro era soltanto una scusa.
Da allora per la giovane è iniziato un vero e proprio incubo. Per settimane è stata perseguitata dall'uomo con telefonate, sms e pedinamenti.
"Se vuoi stare in pace, parlami che ci mettiamo d'accordo".
Esasperata per la situazione, la ragazza aveva deciso di trasferirsi temporaneamente in un'altra casa di proprietà della sua famiglia, insieme alla sua amica Elisabetta (altro nome di fantasia), 34 anni. Fino al 25 aprile. Quella sera, intorno a mezzanotte, Langellotti ha raggiunto la casa tentando di sfondarne la finestra. Così le due ragazze gli hanno aperto tentando di farlo ragionare. Ma senza successo. L'uomo, che aveva con sé una tanica di benzina, le ha costrette in cucina, scaraventandole più volte a terra, e poi ha iniziato a cospargerle con il liquido infiammabile. Dopodiché ha appiccato il fuoco ed è scappato a bordo di una Fiat Uno. Le vittime non sono riuscite a spegnere le fiamme sui loro abiti da sole, ma sono dovute uscire all'esterno e farsi aiutare dai vicini. Trasportate all'ospedale di Cirié, hanno riportato ustioni di primo e secondo grado alle gambe.
E' stato arrestato dai carabinieri mentre entrava in un bagno pubblico a Lanzo Torinese.
Una storia di ordinaria brutalità, ma resa straordinaria dal fatto che Marco Langellotti, 56 anni, ha 26 condanne passate in giudicato per reati che vanno dallo stupro (per due volte, in un caso nei confronti di minore) alla rapina in villa, dallo spaccio alle lesioni.
26 condanne, ma libero di delinquere.

mercoledì 10 febbraio 2010

Il processo breve

Mentre aspettava che il collegio giudicante rientrasse in aula, un avvocato del tribunale di Milano ha trovato, per sbaglio, tra i fascicoli del presidente, una sentenza. Si trattava di una condanna ad 8 mesi proprio per il suo assistito.
Dettaglio non trascurabile: il processo doveva ancora iniziare.
L'episodio è stato segnalato all'ordine degli avvocati mentre il sostituto procuratore generale ha chiesto la sospensione del giudice.
Francesco Basile, l'assistito dell'avvocato Paolo Cerruti, doveva essere giudicato per un borseggio avvenuto a Monza nel 2009, ma il giudice si era già portato avanti ed aveva preparato la sentenza. Mancava solo l'intestazione del Tribunale.

E poi dicono che la giustizia è lenta, che i magistrati sono una casta, che non lavorano...
Malelingue!!!

venerdì 2 ottobre 2009

Senza parole

Ha fatto scalpore, a ragione, il servizio delle Iene sulle violenze subite dai bambini in Cambogia per mano di pedofili (occidentali) che con pochi euro comprano, sfruttano e distruggono per sempre l'infanzia a migliaia di poveri angeli innocenti.
(http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/09/22&id=5332&from=iene)
Nel 2008 la Cambogia è stato il secondo paese più corrotto del Sud-Est Asiatico, superato solo dal Myanmar, penultimo.
Secondo l'Unicef la Cambogia è uno dei paesi con i peggiori problemi di traffico di bambini al mondo.
Solo nella capitale Phnom Penh le organizzazioni umanitarie hanno contato 23 mila bambini che vivono in strada, nell'intero paese invece vi sono circa 380 mila orfani i cui parenti non possono mantenere.
Detto in altri termini, la Cambogia è terzo mondo.

«Giulio è uno splendido bambino. Io purtroppo non ho figli, ma se ne avessi uno vorrei tanto che fosse come Giulio. Bello, simpatico e allegro come lui. Mi piacerebbe frequentarlo, vorrei giocare con lui, se possibile trascorrere del tempo in sua compagnia. Mi piacciono i bambini, mi piace la loro compagnia. Giulio è un ragazzino fantastico».
Parole dolci, quelle pronunciate dal pedofilo. Parole al miele che alla fine hanno convinto il padre del ragazzino a fidarsi di quell’estraneo conosciuto al parco.
È così che sono cominciati gli incontri tra Giulio e il pedofilo. Pedofilo che all’inizio è riuscito a convincere il dodicenne ad accarezzarlo nelle parti intime in cambio di 5 euro: «Così potrai comprarti quello che vuoi, l’importante è che tu non dica nulla a mamma e papà. È il nostro segreto». Poi il gioco si è fatto via via più duro, difficile. Complicato e impegnativo. Sempre più a luci rosse. All’uomo le carezze non bastavano più, cercava e voleva qualcosa di diverso. «Ti do 10 euro se in cambio mi dai un bacio dove dico io». Giulio è stato costretto a un rapporto orale, ma non ha retto. Quando è rientrato in casa è scoppiato in lacrime e ha raccontato tutto ai genitori. È scattata la denuncia nei confronti del trentunenne torinese, arrestato poi dagli uomini della squadra mobile, coordinati nell’indagine dal magistrato delle fasce deboli Alessandro Sutera Sardo.
Per il piccolo Giulio è stata la fine di un incubo terribile.
Per il pedofilo la condanna per violenza sessuale nei confronti di minore e induzione alla prostituzione.
La pena? 2 anni e 4 mesi.

Come si è arrivati a "tanto"?

«Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro o con gli adulti e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione».
Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà.
Forse non hai letto bene: diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro o con gli adulti.
Dico a te, bigotto troglodita abituato a vedere la sessualità in funzione della famiglia e della procreazione: solo un comunista di merda?

Daniele Capezzone, al tempo segretario dei Radicali:
«La pedofilia, al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato».
Oggi è il portavoce del Popolo della Libertà.

A scuola mi hanno insegnato che italia si scrive con la i maiuscola.
Ho imparato che "italia paese di Merda" va scritto con la M maiuscola.

lunedì 7 settembre 2009

(In)giustizia ordinaria

«Massacrò mia figlia, ha scontato 3 anni»
Mia figlia è stata uccisa dal marito il 21 gennaio 2000. Ma il peggio è accaduto sei anni dopo, il 9 ottobre 2006».
Che cosa è successo, signor Di Gregorio?
«A casa mia, a Cino, in provincia di Sondrio, ha suonato il maresciallo dei carabinieri e mi ha dato la notizia più sconvolgente».
Quale?
«Stia attento, mi ha detto il maresciallo, perché suo genero è uscito, io le consiglio di andarsene di casa».
E lei cosa ha fatto?
«Cosa dovevo fare?», urla e si dispera Di Gregorio. «Sono fuggito in Svizzera con la mia famiglia, come se fossi io l’assassino»

Perché succede questo? Gianni Guido, uno dei tre responsabili del massacro del Circeo, torna in libertà per fine pena (23 anni!!!) e dopo due evasioni.
I commenti dei vicini di casa:
«Lasciatelo in pace, sono passati 30 anni!!»
«Un po' lo giustifico perché era giovane e le due ragazze non avrebbero dovuto salire in macchina. I giovani sono tutti uguali. Anche se un po' mi dispiace per quella ragazza che è morta».

Goodnews
Dopo che Rifondazione comunista ha dedicato l'aula di presidenza del gruppo nel senato all'eroe e martire Carlo Giuliani arriva finalmente la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha stabilito che durante gli scontri per il G8 di Genova del 2001 il carabiniere che sparò agì per legittima difesa.

Conclusioni
"Ogni popolo ha il governo che si merita", Hegel
"Il popolo italiano si merita questa giustizia di merda", The Force of Reason

giovedì 21 maggio 2009

Gabriel

Ucciso a calci e pugni.
Con durezza inaudita: fegato spappolato, milza ridotta a poltiglia, faccia tumefatta, lesioni gravissime nel resto del corpo.
Hanno infierito senza pietà sul povero Gabriel, il bimbo di 17 mesi morto l’altra sera al pronto soccorso dell’ospedale di Imperia dove era giunto agonizzante senza cause evidenti. E fa orrore pensare che a farlo possa essere stata la donna che lo ha tenuto in grembo per nove mesi, o il giovane convivente che i vicini raccontano gentile e premuroso, «come se fosse il vero papà». Eppure, è quello il sospetto che grava sulla coppia. Tanto che ieri la polizia, su disposizione del sostituto procuratore Filippo Maffeo che ha condotto personalmente le indagini assieme al capo della Squadra Mobile Raffaele Mascia, ha eseguito gli ordini di custodia cautelare nei confronti della madre, Elizabete Petersone, 20 anni origini lettone, e del suo convivente, Paolo Arrigo, un commerciante imperiese di 24 anni.
L’accusa è pesantissima: «omicidio preterintenzionale in concorso anche morale con l’aggravante dei futili motivi e ai danni di discendenti»
.
I due imputati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. E ora si prevede una lunga battaglia legale. Perché se con certezza ormai si conoscono le cause della morte violenta, nessuno può dire chi dei due abbia inflitto i colpi mortali.
(da http://www.lastampa.it)

Premesso che i due soggetti in questione sono innocenti almeno finchè il terzo grado di giudizio non stabilisce il contrario, solo una breve riflessione.
Preterintenzione vuol dire oltre l’intenzione, ovvero il soggetto commette un reato diverso da quello previsto al momento di agire.
Omicidio preterintenzionale: stabilisce che “chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo; è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.
Gabriel aveva 17 mesi: come si fa a chiedere un'accusa di omicidio preterintenzionale e scrivere addirittura di accusa pesantissima?
Chiunque sia il colpevole, tra riti abbreviati, buona condotta e sconti vari, COSA PAGA?

mercoledì 8 aprile 2009

I dolori dell'anima

"Sono i dolori dell'anima che non se ne vanno".

Nel 2005 era stato arrestato nell'ambito di una operazione antidroga per spaccio di cocaina ed eroina; ancora nel 2006 quando, completamente ubriaco, scaraventò a terra una donna per rapinarla.
Quella sera invece, tra il 13 e il 14 dicembre del 2007, il ragazzo aveva adocchiato Claudia. Approfittando della scarsa visibilità, cappuccio in testa, la trascina a forza dietro un cespuglio, la picchia con violenza inaudita e la costringe a subire atti sessuali. I proprietari di un chiosco ambulante poco distante, sentendo urla disperate, chiamano i carabinieri.
Quando arriva la pattuglia del nucleo radiomobile della Compagnia di Imperia, il ragazzo viene preso in flagranza di reato. Lei, sotto shock, ha il volto tumefatto e insanguinato.

Viene condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, con il rito abbreviato che gli vale uno sconto consistente nella condanna. Dopo pochi mesi di carcere ottiene il beneficio degli arresti domiciliari con la possibilità di recarsi al Sert, visti i suoi trascorsi legati alla tossicodipendenza e all'alcol.
Ma dopo poco più di un anno di reclusione torna in libertà.

"E' come essere violentati una seconda volta. Non è giusto. La giustizia italiana tutela i delinquenti mentre le persone oneste devono ormai solo barricarsi in casa", dichiara la giovane. Che soffre ancora dei postumi della brutale aggressione, non solo per i dolori fisici alla schiena, al collo e al volto dovuti alle botte ricevute.
"Sono i dolori dell'anima che non se ne vanno. Gli incubi notturni, la depressione, l'ansia, la paura".

lunedì 16 febbraio 2009

Voglio subito giustizia

Ancora uno stupro. Stavolta in città, al crepuscolo. Un 16enne e la sua ragazza di 14 anni sorpresi mentre passeggiano per via Latina, all’altezza di largo Tacchi Venturi.
Lui picchiato, lei violentata lì accanto, nel parco della Caffarella, da due uomini che li hanno anche derubati di pochi spiccioli e dei cellulari prima di andarsene.
Il racconto della giovanissima vittima e del suo fidanzatino sembra indicare negli aguzzini due stranieri. «Carnagione scura, forte accento dell’est».
E l’esasperazione cresce.
E all’ospedale San Giovanni, dove la coppia di adolescenti è stata ricoverata, va in scena la rabbia di parenti e amici.
«
Voglio subito giustizia, altrimenti me la faccio da sola, e che venga a dirmi qualcosa il ministro della Giustizia».
La mamma della 14enne aggredita con il fidanzatino e violentata ieri pomeriggio nel parco della Caffarella, urla la sua rabbia nel corridoio del reparto di ginecologia del San Giovanni Addolorata. La sua bambina si è difesa disperatamente, spiegano i medici che hanno confermato la violenza subita. Porta sul corpo lividi e graffi, i segni di una lotta impari. «Io ora cosa dovrei fare?», si domanda suo padre Franco, paralizzato dalla rabbia.


La politica cosa fa?

Il sindaco Gianni Alemanno dice di aver parlato con il questore e che i due bruti «potrebbero essere rom». Chiede che stavolta non ci sia clemenza.
A chi lo chiede? Ai giudici? E per la prossima volta?

Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti si dice «sgomento» per la «spirale violenta» degli ultimi mesi.
"Degli ultimi mesi". Sarà più corretto parlare di anni?

Il governatore del Lazio invita alla prudenza sul parallelo tra aggressioni e stranieri. «Sono preoccupato per il clima di violenza che si registra nella capitale», spiega il presidente della Regione. «Credo - continua - che non si possano più tollerare aggressioni del genere e credo si debbano mettere in campo tutti gli sforzi per prevenire questi crimini, senza strumentalizzare e senza continuare a soffermarsi in questo momento sulla presunta nazionalità degli aggressori».
Quando le forze dell'ordine avranno assicurato alla giustizia i due poveri immigrati potrebbe prenotarsi per una visita ispettiva in carcere... non sia mai venissero maltrattati...

martedì 3 febbraio 2009

Confidiamo nella Giustizia italiana

Guidonia, 2 Febbraio 2009

E' grande il dolore che ci accompagna da quel maledetto giovedì notte in cui i nostri cuori sono stati spezzati così come la vita di due giovani e di chi gli sta vicino.

Quella notte doveva essere una come tante, vissuta liberamente con la spensieratezza della loro età, ma questi due giovani ragazzi sono stati brutalmente "aggrediti, umiliati, seviziati e privati della loro dignità".
Hanno dovuto subire l'aggressione più vile e vigliacca che esista per un uomo e per la sua donna.
Nonostante tutte le parole che sono state spese per questa triste vicenda, niente può descrivere le atrocità di cui sono stati capaci questi mostri che non possono essere definiti persone.
I ragazzi sono costretti a farsi coraggio per affrontare le loro paure in ogni momento, perché quando chiudono gli occhi è ancora vivo il ricordo di quel terribile incubo.
Lei ha ancora davanti agli occhi l'immagine di quei mostri che accanendosi sul suo corpo ne approfittavano con violenza e lui sente ancora le urla e l'impotenza di non poter fermare così vili atrocità.
La loro voglia di vita li porta ad essere uniti in questo calvario per cercare di riprendersi il loro Futuro.
Ogni giorno anche noi cerchiamo di esser loro vicini, cerchiamo di trovare "il modo giusto" per incoraggiarli ad andare avanti in questa brutta realtà, bruscamente segnata dalla cattiveria e dalla malvagità.
Noi non sappiamo come comportarci, perché quello che è successo è talmente crudele e fa così male che rende impotenti anche noi e ci fa sentire nauseati dalla società che ci circonda.
Una società in cui non c'è più rispetto per la dignità umana e nella quale non avremmo mai immaginato potesse accadere quello che è successo.
Con questo dolore convivremo per tutta la vita e nulla potrà mai alleviare le nostre sofferenze.
Niente potrà mai sopire il dolore che quotidianamente portiamo dentro.
Ma vogliamo che sia fatta GIUSTIZIA, che quel che è successo non vada dimenticato, sarebbe troppo doloroso subire anche questo affronto.
Vogliamo che nessuno dimentichi perché quello che è successo ai nostri ragazzi poteva succedere ai figli, ai fratelli, alle sorelle, alle mamme e ai papà di tutti voi!
Vogliamo che questa società cambi.
Vogliamo che le istituzioni prendano provvedimenti affinché ciò che è accaduto non succeda più.
Vogliamo che il Legislatore cambi le leggi perché questi reati vengano puniti più severamente.
Vogliamo che la magistratura punisca gravemente chiunque si macchi di questi atroci reati.
Vogliamo che le Amministrazioni adottino i provvedimenti per assistere chi ha subito tali violenze
Vogliamo che chi ha sbagliato abbia una pena esemplare.
Non vogliamo essere abbandonati.
Ciò che ci rattrista di più é che chi ha fatto del male ai nostri figli era ben consapevole di ciò che stava facendo.
Di conseguenza non possiamo che gridare con tutta la nostra rabbia: GIUSTIZIA!!!
Speriamo che anche tutte le altre persone che hanno subito ingiustizie simili trovino la forza per denunciare l'accaduto affinché nessun crimine del genere resti impunito.
Ringraziamo l'Arma dei Carabinieri che in tempi molto rapidi ha catturato quei mostri che hanno rovinato le nostre vite e speriamo che i loro sforzi non vengano vanificati.
Ringraziamo tutti coloro che si sono stretti intorno a noi ed hanno condiviso il nostro dolore, con affetto e silenzioso rispetto.
Non si può perdonare un atto talmente criminoso e spietato.
Chiediamo aiuto alle istituzioni ed a tutti voi.
Confidiamo nella Giustizia italiana.
I genitori dei ragazzi.

Le Forze dell'Ordine hanno fatto la loro parte, alla grande.

Il giudice si limiterà ad applicare la legge, evitando in ogni modo di urtare la sensibilità della comunità romena. Vogliamo rischiare di passare per razzisti?

La politica cosa fa?
I deputati radicali presentano un'interrogazione urgente ai ministri della Difesa e della Giustizia. Nell'interrogazione chiederanno che si accerti, attraverso il "riscontro delle cartelle cliniche d'ingresso", in che condizioni fisiche i sei romeni sono entrati in carcere.
Rita Bernardini, segretaria dei radicali:
"Schiaffi, pugni e calci sono stati dati ai sei giovani romeni in caserma, anche se non so se per rabbia o per farli confessare. Di sicuro oggi erano molto impauriti. Quello che abbiamo potuto constatare è che risultano confermate le segnalazioni di maltrattamenti che ci hanno portato ad effettuare la visita ispettiva".

domenica 25 gennaio 2009

«Mi farò giustizia da sola»

«Tu ci devi scrivere sul giornale che se non fanno giustizia come si deve, io giustizia me la faccio da sola. Cosa direi al giudice? Gli direi che se l'avessero fatto a sua figlia vorrei vedere cosa faceva».
È trascorso meno di un mese dalla terribile notte al veglione alla Fiera di Roma, dall’aggressione selvaggia accanto ai bagni chimici portata a termine da un ragazzo con un tatuaggio sul collo, conosciuto qualche ora prima fra la musica techno e le luci della discoteca. E adesso è arrivato un altro duro colpo per la ragazza di Genzano. «Mi hanno abbandonata, lasciata sola. Ma come? Prima lo arrestano, danno la notizia a tutti, poi gli permettono di tornare a casa come se nulla fosse...».
A quella rabbia ora si è aggiunta altra rabbia. «Non bastava quello che ha dovuto subire — interviene la mamma —, adesso ci si mette anche la giustizia. Ma quale giustizia? Quella che permette a uno stupratore di uscire dal carcere dopo che ha confessato? Ma cos’è stato, una specie di messinscena? E noi?».
Il padre infine parla anche di una giustizia personale: «E' uno schifo, ma vedi cosa sta succedendo in questi giorni a Roma e tu lo cacci subito fuori… Io ho detto che lui tutte le sere quando va a dormire deve pensare domani che cosa mi può succedere, tutte le sere per tutta la vita, si può sposare, avere dei figli, tanto io lo aspetto non c'è problema».

Gli arresti domiciliari sono stati disposti dal gip Marina Finiti accogliendo la richiesta del pm Vincenzo Barba secondo il quale gli arresti domiciliari rappresentano una misura cautelare sufficiente tra l'altro in relazione sia all'incensuratezza del giovane, sia per il comportamento tenuto dal 22enne nel corso delle indagini che ha confessato (dopo 22 giorni!!!) ed è apparso consapevole e sofferente per il gesto compiuto.

E' vero, la giustizia americana fa proprio schifo, ancora con la pena di morte... che incivili!!

lunedì 12 gennaio 2009

"Se torna libero lo ammazzo con le mie mani"

«In questo schifoso Paese che si chiama Italia la Giustizia non esiste più per nessuno. Lo dico a tutti quanti, pubblicamente, fatevi giustizia da soli come farò io un domani se questo qui tornerà libero». La sentenza è stata pronunciata da pochi istanti quando la rabbia di Rocco Multari, il padre della giovane assassinata da Luca Delfino, esplode. Già nell’aula aveva digrignato tra i denti, rivolto al giudice, un incontenibile «è una vergogna». E Rocco è un fiume in piena: «Questa sentenza è una vergogna per la legge italiana, ho sbagliato a fidarmi di questi balordi che rappresentano tutta la giustizia italiana».

La moglie Rosa è in lacrime: «Hanno ammazzato mia figlia per la seconda volta, vigliacchi, la vita di mia figlia non vale solo sedici anni». Ieri la famiglia di Antonella si aspettava una condanna esemplare. La battaglia in memoria della loro ragazza ha portato mamma e papà in questo anno e mezzo ad appelli alle più alte cariche dello Stato ma ieri le aspettative, che non dovevano per forza chiamarsi ergastolo, sono crollate in un istante. «Quello di Antonella è stato un delitto annunciato, e continueremo a ripeterlo. Lei Luca l’aveva denunciato, era indagato per omicidio e la polizia le telefonate minatorie che faceva con nostra figlia le aveva ascoltate e segnalate anche alla procura di Genova. Perché non sono intervenuti prima e lo hanno fermato? Adesso continuano a dirci che è socialmente pericoloso, molto pericoloso. Secondo noi c’erano gli estremi per saperlo o comunque capirlo già prima».

Il momento di uccidere

"Hanno picchiato a sangue e violentato sua figlia. Carl Lee Hailey è nero ed è un eroe del Vietnam; loro sono due bianchi, ubriachi e razzisti. Li uccide, in preda ad una furia selvaggia, davanti a numerosi testimoni. Si tratta di brutale omicidio o esecuzione esemplare? Vendetta o giustizia?"

"Il momento di uccidere" è un film statunitense del 1996, diretto dal regista Joel Schumacher, tratto dall'omonimo romanzo di John Grisham.
Sono contrario alla pena di morte definita come "l'uccisione di un individuo ordinata da un tribunale in seguito ad una condanna".
Sono favorevole alla eliminazione fisica delle bestie.

The Force of Reason dedica "Il momento di uccidere" a tutte le persone che aspettano giustizia.