Visualizzazione post con etichetta nei Val€uri cattolici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nei Val€uri cattolici. Mostra tutti i post

venerdì 15 ottobre 2010

Liberatevi dal peccato


"Pensiamo alle grandi potenze della storia di oggi; pensiamo ai capitali anonimi che schiavizzano gli uomini, che non sono più cose degli uomini, ma un potere anonimo dal quale gli uomini sono asserviti, tormentati, anche trucidati". Un potere distruttivo che minaccia il mondo".
Benedetto XVI, nel discorso di apertura del Sinodo sul Medio Oriente

Starà parlando del patrimonio (stimato) di 5 miliardi di euro attribuito allo IOR?
Nella banca vaticana (che non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio) i clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo IOR e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici. Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente.
E finora quasi nessuna rogatoria è stata mai concessa dal Vaticano.
O forse è preoccupato per l'inchiesta aperta dalla procura di Roma sulla presunta violazione di un decreto per la prevenzione del riciclaggio?
La trasparenza per il Vaticano è come l'italiano per Di Pietro.
Stiamo esagerando? Stiamo esagerando.
Sua Santità crede in quello che dice.
E lo dice per proteggerci.
E lo dice per ammonire traffichini e trafficanti di sterco (del diavolo), malfattori dell'alta finanza che lucrano sulla pelle di povere pecorelle smarrite (fa anche rima).
Detentori illegali di potere anonimo, di capitali occulti, liberatevi dal peccato!
Si, ma come? Intestate tutto alla Chiesa.
Amen.

giovedì 3 giugno 2010

Il boccone del prete

Lo stato della Città del Vaticano ha tre bilanci: quello della Santa Sede, quello dello Stato Vaticano, quello dell'obolo di San Pietro, cioè le offerte che giungono al Papa da tutto il mondo.
Sono 20 anni che è stato introdotto “l'otto per mille” e l’incasso passa dai 210 milioni di euro del 1990 al miliardo e nove milioni del 2009.
Ma la Chiesa incassa dallo stato italiano anche nel comparto sanità e scuole private, esenzione dell'ici, finanziamenti diretti sotto le più diverse voci.
Lo IOR non è mai stata considerata una banca offshore eppure non rispetta le leggi internazionali antiriciclaggio. Lo statuto dice che deve amministrare opere di religione e carità.
Ma non disdegna gli investimenti esteri in azioni e titoli, sopratutto negli Stati Uniti. E due mesi fa ha impegnato 100 milioni di euro nel bond emesso dalla Cassa di Risparmio di Genova.
(da Report, il video integrale)

venerdì 25 dicembre 2009

Io pito



"Avevo 14 anni quando scrissi la lettera di ammissione. Volevo dirlo a mia madre, invece mi indussero a tacere."
Eva Siciliano, ex numeraria

"Stento a credere che in ambiente ecclesiastico non siano giunte le denunce di madri e padri trafitti dal dolore per aver perso i figli, inghiottiti dall’Opus Dei. Perché si continua a tacere?"
Franca Rotonnelli De Gironimo, ex soprannumeraria

"Ogni volta che se ne parla sui giornali, sui libri, in televisione, non posso che ripensare a quegli anni... Oggi i miei figli sono piccoli, fra le preoccupazioni che ho come genitore c’è quella che possano finire nell’Opus Dei."
Saverio, ex numerario, oggi dirigente nel settore finanza

"Quando a 18 anni ho cominciato a frequentare le attività formative con i numerari di tutto il mondo, mi sembrava di vivere in una dimensione speciale. All'interno di strutture bellissime, ville di lusso, aree verdi, centri di studio perfettamente attrezzati, ero rapita dal clima di entusiasmo e dedizione collettiva. Per non parlare del privilegio di essere ricevuti dal Papa.
Avevo più di trent'anni quando sono uscita dall'Opera, ma emotivamente ero ancora una bambina, un'aliena catapultata nel mondo di tutti i giorni".
"Proselitismo esasperato, alienazione della personalità, allontanamento dalla famiglia di origine, isolamento sociale e affettivo, formazione all'infantilismo e alla dipendenza dai direttori, controllo della cultura e dell'informazione per forgiare la vulnerabilità psicologica".
Emanuela Provera, ex numeraria

"Vai fuori e convinci quelli che trovi a venire e a riempire la mia casa; costringili a entrare, spingili... bisogna uccidersi per il proselitismo"
Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei

La prelatura personale fondata dal sacerdote spagnolo Josemaria Escrivà de Balaguer, canonizzato nel 2002 da Karol Wojtyla, è un centro di eccellenza della chiesa cattolica. Gli 85.000 membri dichiarati dalla prelatura, distinti in numerari, soprannumerari e aggregati, perseguono la santità nel lavoro e nella vita quotidiana seguendo i rigidi precetti di Balaguer racchiusi negli scritti Cammino, Solco e Forgia, applicandosi poi a opere di formazione culturale, professionale e religiosa.
Un'esperienza totalizzante a cui si offrono ogni anno migliaia di giovani.
Pitare, termine mutuato dallo spagnolo, significa fischiare, o annunciare la propria voglia di unirsi all'Opus Dei.
Se hai pitato l'hai fatto comunque per tutta la vita: impossibile tirarsi indietro del tutto, riprendersi la propria vita e i propri beni.
Lasciare l'Opera è scoraggiato con sottili ricatti che inducono al senso di colpa, insistendo sul disastro spirituale e sulla presenza dell'inferno e del Diavolo al di fuori della prelatura. E in ogni caso nessuno può impedire ad un numerario di andarsene, ma i suoi beni rimangono intestati all'Opera. Chi diventa numerario deve fare testamento entro i 23 anni e destina tutte le sue sostanze all'Opus Dei.
Dunque ti ritrovi solo nel mondo reale, senza un conto in banca, senza soldi, senza una casa dove stare e con un mondo di rapporti personali e affettivi tutto da ricostruire.

giovedì 6 agosto 2009

E' la santità l'eredità di Padre Pio

Più di 50mila fedeli a sfidare pioggia e maltempo.
Sei milioni di pellegrini che hanno venerato il corpo di Padre Pio, da quando è esposto. Un ospedale che da sogno di un umile frate è diventato un centro di livello europeo, coniugando la "scienza nel curare il malato" con la "fiducia verso Dio". E la nuova chiesa che porta la firma di uno degli architetti più famosi del nostro tempo. Eccola "l’eredità" del santo cappuccino amato in tutto il mondo. Un’eredità della quale, nella domenica trascorsa a San Giovanni Rotondo, Benedetto XVI fa quasi l’inventario, fino a condensarla in una parola sola: "La santità". Padre Pio, dice, infatti, il Papa, restò "sempre unito a Gesù" e lottò "contro lo spirito del male", cioè contro il diavolo, servendosi dell’ "armatura di Dio, lo scudo della fede e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio". Lottò anche contro "i rischi dell’attivismo e della secolarizzazione", aggiunge il Pontefice, dai quali, oggi, non sono immuni anche alcuni suoi "eredi".

Nella memoria restano le immagini della affollatissima celebrazione eucaristica del mattino durante la quale il Papa invita i cappuccini, i fedeli e tutti coloro che amano Padre Pio a non lasciarsi inghiottire dall’attivismo e dal secolarismo. "Molti di voi – dice infatti – siete talmente presi dalle mille incombenze richieste dal servizio ai pellegrini, oppure ai malati nell’ospedale, da correre il rischio di trascurare la cosa veramente necessaria: ascoltare Cristo per compiere la volontà di Dio. Quando vi accorgete che siete vicini a correre questo rischio guardate all’esempio di Padre Pio".

Sarà sicuramente d'accordo
Michele Bocci, presidente dei giovani Federalbergatori di San Giovanni Rotondo:
"Il mercato dell'offerta turistica di San Giovanni Rotondo non è affatto organizzato, ed in più negli ultimi anni ci troviamo al cospetto di una concorrenza impari, quella della Chiesa. Infatti, almeno il 30% dei posti letto, è in mano al clero, che ha ben sei strutture di proprietà(2 delle suore e 4 dei frati), tutte sorte nell'ambito del Giubileo del 2000. Loro hanno una corsia preferenziale, perché le prenotazioni del turismo religioso avvengono per la maggior parte per mezzo di parrocchie o gruppi di preghiera e non attraverso le agenzie o internet. Tali strutture ricettive (che non sono ostelli, ma veri e propri alberghi, addirittura le suore hanno riconvertito un asilo in posti letto) di San Giovanni Rotondo, non risentono della crisi, e lavorano a pieno regime dodici mesi l'anno".

San Pio da Pietrelcina, pensaci tu.

lunedì 18 maggio 2009

Vaticano SpA

Si apre per la prima volta sul web e nella storia del Vaticano l’archivio di un monsignore. Dalle mura leonine filtrano migliaia e migliaia di documenti sugli affari finanziari dell’Istituto opere di religione, la banca della Santa Sede, l’impenetrabile Ior che ogni anno offre i suoi utili alla gestione diretta del Santo Padre.
Lettere, relazioni, bilanci, verbali, note contabili, bonifici, missive tra le più alte autorità d’Oltretevere su come il denaro, “sterco del demonio”, sia talvolta gestito in modo spregiudicato da prelati, presuli e cardinali. Ovvero, oltre 4 mila documenti che costituiscono l’archivio di un testimone privilegiato: monsignor Renato Dardozzi, parmense nato nel 1922, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e, soprattutto, per vent’anni uno dei pochi, pochissimi consiglieri dei cardinali che si sono succeduti alla Segreteria di Stato, da Agostino Casaroli ad Angelo Sodano.
Dardozzi ha voluto che dopo la morte, avvenuta nel 2003, il suo sterminato archivio diventasse pubblico. Così dopo anni di ricerche, è ora in libreria il libro-inchiesta (Vaticano Spa, Chiarelettere, 15 euro) che rilegge dalle carte del Vaticano alcuni passaggi cruciali di quegli anni: le tangenti della Prima Repubblica, i soldi a Bernardo Provenzano e Totò Riina, somme passate dai caveau dello Ior inquietando non solo la Segreteria di Stato, ma anche Giovanni Paolo II, e determinando intrighi e congiure tra stucchi, velluti e soprattutto nei silenzi dei palazzi apostolici.

Dall’Ambrosiano a Enimont, quindi, dai ricatti alle truffe, dalle tangenti alle minacce: per ogni questione Dardozzi raccoglieva documentazione e appunti, li custodiva in apposite cartelline gialle classificate nell’archivio. Si è così costituita un’incredibile memoria storica che ora svela come un ufficio “affari riservati” all’interno del Vaticano, un’unità di crisi, abbia operato per raddrizzare o mettere a tacere le vicende finanziarie più imbarazzanti e tormentate negli anni di Wojtyla, appena sopite le trame dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus e dell’Ambrosiano di Roberto Calvi.

Dall’archivio Dardozzi emerge che un fiume di denaro, tra contanti e titoli di stato, veniva veicolato in una specie di Ior parallelo, una ragnatela off shore di depositi paravento intestati a fondazioni benefiche inesistenti e dai nomi assai cinici (“fondazione per i bambini poveri”, “Lotta alla leucemia”), una ragnatela costruita in segreto per anni da monsignor Donato De Bonis, ex segretario e successore di Marcinkus, nominato da Casaroli prelato dello Ior. Il sistema viene avviato nel 1987 per assicurare un discreto passaggio del testimone da un Marcinkus, ormai sulla via del tramonto, a chi, proprio come De Bonis, doveva mutuare le esperienze passate con le esigenze più riservate della clientela degli anni ’90. E così lo Ior occulto ha continuato a prosperare per anni sfuggendo anche all’attuale presidente dello Ior, Angelo Caloia, espressione della finanza bianca del nord.

Sono 17 i conti principali sui quali De Bonis “opera sia per formale delega – si legge nel report inviato da Caloia a Wojtyla nell’agosto del 1992 quando la banca parallela inizia ad emergere – sia per prassi inveterata”. Tra l’89 e il ’93 vengono compiute operazioni su questi depositi per oltre 310 miliardi, circa 275,2 milioni di euro di oggi. Ma sono i movimenti in contanti a sorprendere: secondo una stima prudenziale, superano i 110 miliardi (97,6 milioni di euro di oggi). Bisogna poi aggiungere l’intensissima compravendita di titoli di Stato: in appena un biennio su questi conti riservati transitano tra i 135 e i 200 miliardi di cct. Dai documenti emerge che su uno di questi conti aveva la firma l’ex presidente Giulio Andreotti. Il deposito era intestato alla “Fondazione cardinale Francis Spellman”. (da chiarelettere.it)

giovedì 15 gennaio 2009

"I soldi svaniscono, la parola di Dio no"

"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi svaniscono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine".
Lo ricordi chi "costruisce solo sulle cose visibili, come il successo, la carriera, i soldi".
Lo ha detto il Papa, parlando a braccio, in apertura dei lavori del sinodo dei vescovi sulla Bibbia. "Solo la parola di Dio - ha detto - è una realtà solida".

La Città del Vaticano si estende su 44 ettari di terreno. Ha 911 residenti di cui 532 cittadini, il cui reddito pro-capite ammonta a 407.095 euro. Non produce beni e i suoi servizi sono per lo più gratuiti. La sua economia (con i suoi profitti) si basa sugli investimenti, mobili e immobili, sul patrimonio esistente, le rendite e sulle rimesse delle diocesi sparse nel mondo; sono 4.649 riunite in 110 Conferenze Episcopali. Il bilancio di tutto questo è tenuto dall'Apsa (Amministrazione patrimonio sede apostolica) e la Prefettura per gli Affari economici lo controlla.
A quest'ultima è anche demandato il compito di controllare i bilanci dello Ior (l'Istituto per le opere religiose), la banca Vaticana. Ogni diocesi inoltre gestisce un patrimonio a sé. Fatto di immobili, titoli e offerte dei fedeli.

Oggi lo Ior amministra un patrimonio stimato di 5 miliardi di euro e funziona come un fondo chiuso. In pratica, ha rendimenti da hedge fund, visto che ai suoi clienti garantisce interessi medi annui superiori al 12%. Anche per depositi di lieve consistenza. Un esempio? La Jcma, un’associazione di medici cattolici giapponesi, nel 1998 ha depositato 35mila dollari presso la banca vaticana. A 4 anni di distanza si è ritrovata sul conto quasi 55mila dollari: il 56% in più. E se i clienti guadagnano il 12% medio annuo, vuol dire che i fondi dell’Istituto rendono ancora di più. Quanto, però, non è dato saperlo.

Quindi lo Ior investe bene. Secondo un rapporto del giugno 2002 del Dipartimento del Tesoro americano, basato su stime della Fed, solo in titoli Usa il Vaticano ha 298milioni di dollari: 195 in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine (49milioni in bond societari, 36milioni in emissioni delle agenzie governative e 17milioni in titoli governativi) più 1 milione di euro in obbligazioni a breve del Tesoro.
Basta un esempio per capire dove i segreti vengono conservati: le Isole Cayman, il paradiso fiscale caraibico, spiritualmente guidato dal cardinale Adam Joseph Maida che, tra l’altro, siede nel collegio di vigilanza dello Ior. Le Cayman sono state sottratte al controllo della diocesi giamaicana di Kingston per essere proclamate Missio sui iuris, alle dipendenze dirette del Vaticano.

I soldi svaniscono, ma i Val€uri cattolici si moltiplicano, anche in tempi di crisi.

martedì 13 gennaio 2009

Il miracolo del Gargano

Più di 15 milioni i devoti in tutto il mondo.
Sono stati censiti ben 2.112 gruppi di preghiera, 1.897 dei quali in Italia, 75 in Inghilterra, 74 negli Stati Uniti, 66 in Francia.

San Giovanni Rotondo (Foggia), paesone collocato in mezzo al promontorio del Gargano, a 560 metri d’altezza, e fatto cingere di mura dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1220, ha scavalcato Fatima e Lourdes come prima meta di pellegrinaggio europea, e ora tallona il santuario messicano della Signora di Guadalupe per il primato mondiale.
Non esistono disoccupati nell’area di San Giovanni Rotondo.
Gli occupati negli alberghi, nei 110 ristoranti e pizzerie e nei 132 bar di San Giovanni sono 2.600. Soltanto per i pasti, si stima che i pellegrini spendano 50 milioni di euro all’anno. Gli hotel attivi sono 100, ma non bastano: se ne stanno costruendo un’altra trentina, per arrivare a 7.500 posti letto. Poi ci sono un centinaio di affittacamere.
I negozi del paese di Padre Pio sono più di 1.000, e a un numero eguale ammontano gli oggetti che vendono: penne, orologi, fazzoletti, magliette, statue. Queste ultime sono di tutte le misure: dai pochi centimetri fino a quelle in altezza naturale (il frate era alto un metro e 70). Uno dei risultati concreti della santificazione è che d’ora in poi le statue di San Pio potranno essere esposte dentro tutte le chiese del mondo, che attorno alla sua testa potrà essere disegnata l’aureola, e che gli potranno essere dedicati anche chiese, cappelle e altari. Si prevedono quindi grossi sviluppi produttivi per il comparto statue. Completano l’oggettistica bottiglie, posacenere e generi alimentari con l’immagine del frate, oltre ai tradizionali oggetti sacri. Alcuni rosari sono profumati di viole, l’odore che pare si diffondesse quando avvenivano i suoi miracoli. Ben 200 sono i libri che narrano la vita di Padre Pio, biografie sacre dove sono contenuti i racconti dei suoi poteri soprannaturali, delle persecuzioni subite, dei luoghi dove ha vissuto e dei miracoli. Si tratta in gran parte di agiografie, e ora ci sono pure diversi cd-rom.
Non potevano mancare una rete Tv e un’emittente radiofonica: Tele Radio Padre Pio.

Il giro d’affari complessivo di questa vera e propria industria è di 600 milioni di euro annui.

In tutto questo estroso festival che coniuga felicemente sacro e profano, c’è un solo dimenticato: Pietrelcina, il paese a dodici chilometri da Benevento dove Pio Forgione nacque, ebbe le prime visioni, e a 23 anni ricevette le stimmate sulle mani mentre pregava sotto un albero (visitabile). A Pietrelcina, in effetti, arrivano solo le briciole della marea umana che affolla San Giovanni Rotondo: poche decine di migliaia di pellegrini all’anno. Eppure c’è un convento di frati minori cappuccini pure qui, e più qui che a San Giovanni si respira l’aria di frugalità della vita contadina di fine Ottocento.
San Pio da Pietrelcina, pensaci tu.