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domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua


«Allah è grande! Testimonio che non vi è altro Dio se non Allah! Testimonio che Maometto è l'in­viato di Allah!».
La voce del muez­zin, in lingua araba, rimbomba da un altoparlante collocato su una torre di metallo eretto a minareto nella moschea di Cascina Gobba al civico 366 di via Padova alle ore 13.09 di venerdì scorso 22 aprile 2011.
È una data storica: per la pri­ma volta in Italia una moschea ha diffuso l’appello alla preghiera islamica. È la sfida più significati­va dell’islam radicale al nostro sta­to di diritto dopo l’occupazione di piazza Duomo da parte di circa 2mila musulmani il 3 gennaio 2009, ostentando provocatoriamente la preghiera collettiva islamica di fronte al simbolo della cristianità. Se allora si trattò manifestamente della prova dell'occupazione del nostro spazio fisico, ora si è trattato della prova dell’occupazione del nostro spazio valoriale e identitario. In entrambi i casi noi veniamo trattati come se fossimo una terra di conquista venendo percepiti come una landa deserta.
Milano si conferma la capitale italiana dei fanatici di Allah. In viale Jenner sorge la moschea più inquisita e più collusa con il terrorismo islamico internazionale. Il suo imam, Abu Imad, nome di battaglia di Arman Ahmed El Hissini Helmy, è in carcere con una condanna a tre anni e otto mesi per «associazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo ». Nella motivazione della sentenza si specifica che ha personalmente praticato il lavaggio di cervello e ha trasformato un certo numero di fedeli in terroristi islamici suicidi e di cinque di loro abbiamo la certezza che si sono fatti esplodere in Irak. Fu proprio Abu Imad a guidare l'occupazione di piazza Duomo. Così come a Milano davanti alla caserma Santa Barbara il 12 ottobre 2009 tentò di farsi esplodere il terrorista libico Mohamed Game. Al tempo stesso Milano emerge come la capitale dell’islamicamente corretto.
Il cardinale Tettamanzi il 4 settembre 2010 ha nuovamente auspicato la costruzione di una grande moschea a Milano, raccogliendo il sostegno di monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale della Cei (Conferenza episcopale italiana) per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. E guarda caso anche il plauso della sedicente «Comunità islamica di Milano » proprietaria della moschea di Cascina Gobba che venerdì scorso ha diffuso il primo appello alla preghiera islamica della storia d’Italia. In un comunicato del 5 settembre 2010 si legge che la Comunità islamica di Milano «accoglie con grande soddisfazione le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi e lo ringrazia per la sua grande sensibilità verso le esigenze cultuali dei musulmani di Milano. Auspichiamo che il sindaco, le istituzioni e la società civile milanese recepiscano il messaggio di civiltà che il presule ha voluto rivolgere e inizi un percorso affinché anche Milano, come tutte le grandi città dell’Europa, possa avere quanto prima una grande moschea degna del suo prestigio e dell'importante Comunità islamica che ospita». Per la verità Milano non ha bisogno di una nuova grande moschea perché esiste già ed è proprio la moschea di Cascina Gobba! Si tratta di un immobile di complessivi 3.091,26 metri quadrati, costituito da piano seminterrato, piano rialzato, primo piano e parzialmente da un secondo piano.
Ebbene la moschea di Cascina Gobba potrebbe accogliere oltre 2mila fedeli. Come la totalità delle moschee in Italia viene registrata ufficialmente come associazione culturale islamica per ottenere due vantaggi. Innanzitutto la possibilità di iscriversi negli appositi albi dei Comuni, delle Province e delle Regioni e usufruire dei fondi pubblici destinati all' attività culturale in aggiunta alla possibilità di fruire del 5 per mille dalle libere detrazioni delle tasse da parte dei cittadini. In secondo luogo si aggira l'iter legale e burocratico necessario per essere riconosciuti ufficialmente come moschee, intesi come luoghi di culto paragonabili alla sinagoga e alla chiesa.
Il risultato è che loro costruiscono delle moschee spacciandole come centri culturali e a sovvenzionarle di fatto siamo noi! Anche se non sappiamo affatto che cosa vi accade all' interno perché parlano l'arabo e pur avendo la certezza che non vi si diffondono valori condivisi e fondanti della nostra civile convivenza. Bene, è ora di dire basta! Basta con le moschee occulte che diffondono l'odio, la violenza e la morte! Basta con le moschee che operano sotto mentite spoglie violando la nostra legge e facendosi beffe di noi sfruttando la nostra ingenuità, la nostra ignoranza, il nostro buonismo e persino la collusione ideologica dei cristiani che finiscono per essere più islamici degli islamici infervorandosi per la costruzione di nuove moschee mentre le chiese si spopolano sempre di più! Basta con l'islamizzazione strisciante di Milano e dell'Italia da parte di coloro che credono nel precetto della dissimulazione e che riescono ad accrescere sempre più la rete delle moschee, delle scuole coraniche, degli enti assistenziali e finanziari islamici, prefigurando la costruzione di cittadelle islamiche regolate dalla sharia , la legge coranica, in seno al nostro stato di diritto! È arrivato il momento che i milanesi conoscano la verità dell'occupazione islamica della loro città, che gli italiani si sveglino dal torpore dell'ideologia relativista e buonista, che le istituzioni assumano la responsabilità di salvaguardare il nostro stato di diritto e la nostra sovranità, che la Chiesa si attenga all’unica verità in Cristo e la smetta di prodigarsi per la costruzione delle moschee.
È arrivato il momento di scegliere se riscattarci per essere pienamente noi stessi, orgogliosi delle nostre radici giudaico-cristiane, credenti nei valori non negoziabili, certi delle regole che si sostanziano di diritti e doveri, oppure proseguire nella china suicida del relativismo, del buonismo e dell’islamicamente corretto che ci ridurrà a diventare schiavi di Allah senza più certezza del bene della vita, della dignità e della libertà.

martedì 8 marzo 2011

8 marzo

Ci sono donne, ragazze, bambine che oggi non festeggiano.
Non hanno mai festeggiato perchè non hanno nulla da festeggiare, perchè a loro non è permesso.
Perchè la loro vita appartiene ad altri.
La loro vita fatta di violenze, abusi, sottomissione. La loro non vita.
Non siamo così folli da pensare di poter cambiare il mondo.
Abbiamo la speranza che la comunicazione aiuti a far apprezzare il concetto di LIBERTA'.

















martedì 8 febbraio 2011

Submission


Il 1° novembre del 2004 il regista olandese Theo van Gogh venne ucciso per gli undici minuti del film “Submission”: un’attrice al centro di una stanza spoglia legge le storie di musulmane vittime di soprusi familiari, rivolgendosi sempre e soltanto a un unico interlocutore: Allah.
Il tono della voce è cantilenante. Si narra la vicenda di una donna violentata dallo zio che non viene creduta dai familiari, di una ragazza vittima di abusi da parte del padre e costretta al silenzio, di una donna accucciata in un angolo che si protegge il volto con le mani, di altre donne coperte da lividi. Quando la cinepresa non le inquadra gli occhi, l’unica parte del corpo che sfugge al velo, è per mostrare gli effetti della sharia sull’altra metà del cielo: botte, occhi gonfi, palandrane scure.
Ogni storia ha una sura coranica di riferimento. Scelta tra le più misogine del libro sacro. Usata dal regista, Theo van Gogh, per marchiare la pelle o gli abiti delle attrici. Un versetto è ben leggibile sulla schiena dell’adultera, tra una cicatrice e l’altra lasciata dalle cento frustate previste dalla legge divina. Un altro ha come sfondo i lividi della moglie maltrattata. Un altro ancora è proiettato su un burka che sottolinea le forme invece di nasconderle.
Adesso la sceneggiatrice di quel film maledetto e così discusso, Ayaan Hirsi Ali, annuncia ad Amsterdam che non si farà il sequel, dal titolo “Submission II”.
E’ troppo rischioso”, ha scandito la dissidente islamica oggi riparata negli Stati Uniti e autrice di best seller internazionali sull’islam.
Non c’è soltanto un problema di sicurezza, altissimo, visto che tanti, troppi vignettisti, artisti e giornalisti sono stati minacciati di morte dopo il caso Van Gogh in tutta Europa.
C’è anche un problema di costi: “I produttori, il cast e gli attori dovrebbero rimanere anonimi”. Il che rende la produzione “impossibile. Il produttore del film, Gijs van de Westerlaken, parla di “una specie di autocensura collettiva dettata dalla paura”.
Se il primo “Submission” non lo trasmette ormai più nessuno, non le televisioni, non i festival di cinema (bisogna spulciare su Internet per vedere il cortometraggio), il sequel è morto sul nascere, dopo anni di scrittura e di ricco gossip attorno alla pellicola.
Si sa che la sceneggiatura prevedeva come tema gli uomini nell’islam: un antisemita, un omosessuale, un bon vivant assimilato all’occidente ricco e secolarizzato, per finire con un aspirante kamikaze. Allah avrebbe parlato direttamente.
Ce n’era abbastanza per scatenare un’altra ondata di minacce e odio. “Nel film i gay saranno chiamati creature di Dio”, aveva detto Hirsi Ali, la cui denuncia sulla condizione della donna musulmana ha fatto sì che la comunità islamica la consideri “apostata”.
Per bloccare la produzione del sequel era intervenuto anche il presidente del Parlamento iraniano, Gholam Ali Haddad Adel, che aveva chiesto ai paesi islamici di mobilitarsi per bloccare la produzione della seconda parte del film, in quanto rappresenterebbe “un pericolo per la religione islamica e un nuovo attacco contro i musulmani dopo la pubblicazione delle vignette offensive del profeta in numerosi quotidiani europei”.
Nei giorni scorsi il Fiqh, il grande giureconsulto di esperti islamici, a nome della Muslim World League aveva annunciato la condanna di ogni pellicola che avesse ritratto Maometto o Allah. Dopo l’uccisione dell’amico Van Gogh, Ayaan Hirsi Ali aveva detto, a domanda su chi sarebbe stato il regista del sequel: “Non posso rivelarlo. Sarà anonimo, come tutto il cast. L’unico nome che leggerete sarà sempre e soltanto il mio”.
Non vedremo neppure quello.

giovedì 20 gennaio 2011

In un paese normale


Un cittadino viene indagato, vengono intercettate le conversazioni telefoniche di centinaia di persone che in qualche modo lo "conoscono" e viene infine invitato a comparire in giudizio per "concussione e prostituzione minorile".
La vittima, oggi maggiorenne, va in televisione e afferma: "Non mi ha toccato nemmeno con un dito, lo stimo come persona e per avermi aiutato senza alcun tornaconto".
Nella stessa intervista la ragazza aggiunge: "A 9 anni fui violentata da due miei zii, fratello di mio padre. L'unica persona con cui ebbi il coraggio di parlare fu mia madre che mi disse: 'Stai zitta perché se papà scopre che non sei vergine ammazza te'".
A 12 anni, quando decise di cambiare religione, suo padre la punì "con una padella di olio bollente addosso" tanto che ne porta ancora i segni in testa e su una spalla.

Adesso, in un paese normale, i giudici che hanno investito (o sperperato?) risorse in termini di tempo e denaro pubblico, praticamente distrutto l'immagine del cittadino di cui sopra verrebbero quantomeno "messi da parte".
Adesso, in un paese normale, dopo le dichiarazioni della ragazza sulle reali violenze subite, appena 6 anni fa e 9 anni fa, in un paese dove vengono processati dei presunti assassini 20 anni dopo aver commesso il fatto, si farebbero quantomeno delle indagini e delle verifiche approfondite.
In un paese normale.

lunedì 10 gennaio 2011

Buon anno


Si è concluso il 2060, un anno che era iniziato con ottimistiche aspettative, senza peraltro concretizzarne molte. Ecco gli avvenimenti principali.

Gennaio. L’Austria entra a far parte del Califfato islamico di Santa Maria Capua Vetere, che comprende anche Turchia, Tunisia, Algeria, Marocco, Spagna, Portogallo, Francia, Italia, Germania e Benelux.

Febbraio. La Svizzera, finora rimasta al di fuori del Califfato (ma anche “al di dentro”, trattandosi di un’enclave) viene minacciata di Jihad se non si affretterà a cancellare la croce dalla sua bandiera e ad entrare a far parte del Califfato euroafricano.

Marzo. Lo Stato della Chiesa, in esilio a Klaipeda (Lituania) emana un’enciclica in cui si condannano le persecuzioni delle minoranze cristiane, ormai quasi estinte, in varie zone del Califfato. In tutte le moschee del Califfato, da Lisbona a Trebisonda e da Marrakesh ad Amburgo, gli imam celebrano il 25° anniversario dell’abolizione dei sindacati.

Aprile. In Ungheria fallisce il tentativo referendario di aderire al Califfato: la maggioranza musulmana non va oltre il 45%, mentre le minoranze cinese (35%) e cristiana (20%), coalizzandosi, riescono ad avere la meglio.

Maggio. Il vertice primaverile dei 24 paesi dell’Unione Europea (Regno Unito, Irlanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, i tre Baltici, Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Albania e Grecia) si riunisce a Londonderry. Dopo anni di discussioni, finalmente viene raggiunto l’accordo per inserire nella costituzione un chiaro riferimento alle origini sataniche d’Europa.

Giugno. Il Califfato invia una veemente nota di protesta all’Unione per stigmatizzare gli episodi di emarginazione nei confronti delle minoranze musulmane in Albania e Kosovo. Disastro ambientale: un inspiegabile afflusso di acqua salata trasparente inquina il Golfo del Messico, finora ricoperto da un uniforme strato di nafta.

Luglio. Violenta eruzione del Vesuvio che causa migliaia di morti. Il motivo scatenante del disastro sta nel rifiuto da parte del vulcano di continuare ad accettare il milione di tonnellate quotidiane di monnezza napoletana che veniva gettata nel suo cratere. Il Califfato rifiuta gli aiuti provenienti dall’estero: “Crociati e infedeli se ne stiano alla larga!”

Termina la “guerra dei 60 anni” in Afghanistan. NATO e Talebani, considerato che nessuno si ricorda più il motivo che scatenò la guerra, trovano un accordo sul risultato finale: un pareggio.

Agosto. Scontri etnici in Bulgaria (Unione Europea) fra la maggioranza cinese e la minoranza musulmana, che ha la peggio.

Settembre. Gli scontri etnici si allargano a Serbia e Bosnia; qui è la maggioranza musulmana ad avere la meglio sulla minoranza cinese.

Ottobre. Feroci contrasti tra Francia (Califfato) e Regno Unito (Unione) a causa della pesca nel Canale della Manica. Scambi di raffiche di mitragliatrice fra le opposte motovedette. Califfato e Unione minacciano l’escalation nucleare.

Novembre. Un temerario raid aereo israeliano distrugge il reattore nucleare in costruzione sull’isola di Minorca (Spagna, Califfato), sospettato di costruire armi atomiche. Il vertice autunnale dell’Unione Europea, riunito a Pristina (Kosovo) adotta, dopo frenetiche discussioni, la nuova moneta unica: il Neuro (nuovo euro).

Dicembre. In Italia (Califfato) viene condannato a sette ergastoli Gianfranco Abdullah Fini, l’anziano leader di “Passato prossimo e circospezione”, un minuscolo movimento sciita nato dalla fusione fra “Futuro anteriore e libertà vigilata” e “Trapassato prossimo e ubiquità”. Aveva osato proporre che l’anno successivo, il 2061, venisse dedicato alle celebrazioni del 200° anniversario dell’Unità d’Italia, ma l’Alta Corte Califfale ha giudicato la proposta come blasfema e irrispettosa dell’unica unità possibile, quella di tutto il mondo sotto le bandiere dell’Islam. Nella sua accorata autodifesa, l’anziano politico ha precisato che l’Unità cui lui si riferiva era in realtà un giornale, l’organo ufficiale dell’ex PCI. Preso atto di ciò, l’Alta Corte ha generosamente tramutato il numero degli ergastoli da sette a otto.

Tu sia il benvenuto, 2061.

(fonte http://www.loccidentale.it)

giovedì 23 dicembre 2010

Weekend school



In Gran Bretagna, terra di Magna Charta e Common Law, 5 mila ragazzi dai 6 ai 18 anni imparano nel corso del weekend come amputare gli arti ai ladri, odiare i sionisti, giustiziare i sodomiti.
È stata la Bbc a scoprirlo, servendosi di un dodicenne munito di microcamera che ha registrato qualche ora di doposcuola per giovani islamici gestito dall’associazione “Club e scuole degli studenti sauditi”. Le scuole di sharia aprono la sera e i giorni del fine settimana. Le famiglie musulmane ci mandano i figli, nati inglesi, perché imparino qualcosa delle loro radici.
Un libro per gli alunni quindicenni insegna le implacabili punizioni della legge islamica. Non solo. Disegni precisi e schemi mostrano come si fa: “Bisogna tagliare la mano destra all’altezza del polso. Poi la ferita va cauterizzata per evitare che il soggetto muoia dissanguato”.
Per gli atti di sodomia è prevista la pena di morte. Nel sussidiario gli allievi trovano le dotte analisi di diverse scuole di pensiero sul modo di infliggere la pena: si può optare per la lapidazione, oppure si può dare fuoco al soggetto o gettarlo da una scogliera.
Il capitolo ebrei è ampio e dettagliato. Spesso sono definiti “maiali” o “scimmie”. E come compito a casa viene chiesto di elencare tutte le loro “riprovevoli caratteristiche”.
Inoltre il giovane anglo-islamico tormentato riguardo al destino ultraterreno dei suoi amici cristiani o buddisti trova una sicura risposta: i non musulmani finiranno scaraventati nelle fiamme eterne dell’inferno. Chiaro che, per il loro bene, ci si senta in dovere di convertirli. Con le buone o, se necessario, con le cattive. Il governo dell’Arabia Saudita nega ogni coinvolgimento, nonostante una delle 40 scuole sia di sua proprietà. Il direttore dell’associazione che gestisce i corsi invece ha affermato di rispondere del suo lavoro all’ambasciata saudita di Londra ed ha cercato di ridimensionare la gravità della situazione: i libri conterrebbero solo “descrizioni storiche” della Shar’ia e le cose mostrate dal servizio televisivo sono state “decontestualizzate”.

A questo punto, è proprio il contesto generale che il ministro dell’Istruzione britannico, Michael Gove, si trova costretto a capire meglio. Il governo non ha concesso sussidi statali né strutture pubbliche al Club saudita, ma in futuro esaminerà e terrà sotto stretto controllo ciò che si insegna all’interno dei suoi confini. La crisi del vecchio modello di integrazione multiculturale britannico è ormai innegabile.
Per troppi anni si è fatto finta di niente.

venerdì 26 novembre 2010

Asia


"Ogni volta che guardo la sua foto, piango" dice Isha che ha 12 anni.
Questo mese una corte pakistana ha condannato a morte sua madre Asia Bibi.
Non perché ha ucciso ferito o rubato, ma semplicemente per avere detto qualcosa.

Asia Bibi doveva dividere l'acqua in un secchio con i suoi colleghi nel campo in cui raccoglievano baie. Quando vi immerse il suo vetro, gli altri rifiutarono in seguito di bere quest'acqua che era stata toccata da una non musulmana. Una disputa scoppiò ed Asia avrebbe detto allora, che il profeta Maometto aveva dei vermi nella sua bocca quando è morto. Un modo di dire che non era un profeta.
Dopo 15 mesi di prigione, trasformarono l' incolpazione in condanna a morte: "Chiunque profana il sacro nome del santo profeta Mohammed, sarà punito di morte, o d'imprigionamento a vita."
Asia Bibi deve essere impiccata? Nel suo villaggio natale, la risposta è unanime: Sì.

Oltre alle minacce di morte due eminenti capi religiosi musulmani pakistani hanno minacciato di chiamare ad una protesta nazionale se Asia venisse graziata dal Presidente.
"Se il Presidente perdona Asia Bibi, alzeremo la nostra voce attraverso tutto il paese fino a che sia forzato a revocare la sua decisione", ha minacciato Muneer Ur Rehman, Mufti di notorietà nazionale.
Hafiz Ibtisam Elahi Zaheer un dignitario religioso a Lahore, ha dichiarato che "perdonare la donna sarebbe una negligenza criminale" e causerebbe tensioni interreligiose.

martedì 9 novembre 2010

Manuale d'amore

"Allah ha onorato le donne istituendo la punizione delle bastonate che però vanno date secondo regole precise: senza lasciar segni e solo per una buona causa".
Saad Arafat, predicatore egiziano, è ospite della televisione egiziana Al Naas: la sua “intervista” inizia con il presentatore in studio che commenta una statistica secondo cui il 90 per cento delle donne britanniche si lamenta per l’eterna indecisione dei loro mariti.


Il predicatore spiega: "Allah istituendo la punizione delle bastonate ha voluto rendere un onore e privilegio alle donne. Il Profeta Maometto ha detto: ‘non colpitele in faccia e non sfiguratele’. Ecco il modo in cui vanno onorate. Anche quando la sta colpendo il marito non deve mai insultarla, mai maledirla perché non la batte per farle del male, ma per regalarle disciplina.
Mi raccomando non potete mai andar oltre i dieci colpi e non potete nemmeno rompergli le ossa, spaccargli i denti, insultarla o ficcarle le dita negli occhi", chiarisce il premuroso Arafat. Anche perché "esiste un’etichetta persino per le percosse: se il marito bastona la moglie per renderla più disciplinata dovrà sempre ricordarsi di non calcar troppo la mano e di colpirla dal petto in giù… queste son le uniche botte che onorano le donne".
Dal petto in giù, l'importante è non darlo a vedere.

Per quanto riguarda gli strumenti da usare, questo manuale vivente del buon musulmano risponde che la cosa migliore "è colpirla con un corto bastone… i colpi devono arrivare sul corpo e non devono mai arrivare uno di seguito all’altro. Per educare al meglio la moglie è meglio dunque picchiarla con metodo, lentamente, centellinando uno dopo l’altro i dieci colpi concessi. E ovviamente farlo per una santa ragione come il rifiuto a letto, una sacrosanta occasione per educarla e onorarla.
In un caso come questo un marito non ha scelta. Lui la vuole e lei si rifiuta… lui la chiama e lei si nega… potrebbe riprenderla e minacciarla, ma quei metodi van bene quando ci sono di mezzo il mangiare o il bere. Quando arriviamo a cose di cui il marito non può far a meno allora le botte sono concesse".

martedì 2 novembre 2010

6 anni fa

Il regista Theo van Gogh, 47 anni e nipote del grande pittore, veniva ucciso ad Amsterdam.
Van Gogh aveva ricevuto minacce di morte da estremisti islamici dopo che la tv aveva trasmesso il suo film «Submission» sul corano e sulla violenza contro le donne nella società islamica.
Aveva realizzato il film con l'olandese Ayaan Hirsi Ali, una rifugiata somala impegnata in politica che ha ottenuto la cittadinanza olandese dopo essere sfuggita ad un matrimonio combinato 12 anni prima. La donna è sotto la protezione della polizia dopo aver ricevuto minacce di morte a seguito della trasmissione del filmato sulla tv nazionale olandese.


Il suo assassino, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, gli sparò otto colpi di pistola e successivamente gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio.
La sua colpa? Aver detto la verità. Da uomo libero in un paese libero.

venerdì 29 ottobre 2010

Buongiorno Germania


"All’inizio degli anni Sessanta abbiamo invitato i lavoratori stranieri a venire in Germania, e adesso vivono nel nostro paese. Ci siamo in parte presi in giro quando abbiamo detto ‘Non rimarranno, prima o poi se ne andranno’, ma non è questa la realtà.
L’approccio multiculturale e l’idea di vivere fianco a fianco in serenità ha fallito, fallito completamente."
Angela Merkel, cancelliere tedesco

Importanti elementi del diritto prodotti in Arabia Saudita nel VII secolo sono da tempo confluiti nel sistema tedesco. Ha denunciato il ministro del Cancellierato Ronald Pofalla: "Se si pone il corano al disopra della Costituzione tedesca, allora posso solo dire: buona notte, Germania".

Dei sette milioni di immigrati stranieri in Germania, oltre 3,3 milioni sono musulmani.
E secondo lo Spiegel nel 2030 la quota dei musulmani arriverà a 7 milioni.
Erediteranno una corposa casistica a loro favore.
Un giudice di Hannover ha respinto la richiesta di divorzio di una donna tedesca sposata a un egiziano che minacciava di uccidere la figlia stuprata: "I musulmani hanno una diversa concezione dello stupro" (da questo punto di vista i tedeschi sono in buona compagnia).
Un giudice di Essen ha stabilito che le allieve musulmane non possono essere costrette a partecipare alle lezioni di nuoto: "Incompatibili con la loro religione".
Un giudice di Dortmund, citando il corano, ha stabilito che un padre può picchiare la figlia che si rifiuti di indossare il velo.
Un magistrato di Francoforte ha negato il divorzio a una marocchina nata in Germania che per anni è stata picchiata e minacciata di morte dal marito: "Nel Corano, alla Sura quarta verso 34, è previsto che l’uomo possa punire la moglie" (fortuna che gli è sfuggito il verso 15).
L’avanzata della sharia non si limita ai tribunali.
In molte scuole tedesche per i professori musulmani vige la deroga sulla consueta stretta di mano alle ragazze alla consegna dei diplomi. Spiegazione: “Nell’islam è illecito”.
La Corte costituzionale ha stabilito che i centri islamici hanno il diritto di diffondere con gli altoparlanti le preghiere, cinque volte al giorno e a partire dal levar del sole. L’ultima a ottenere via libera è stata la gigantesca moschea di Rendsburg.
Solo due mesi fa sollevava un vespaio di polemiche Thilo Sarrazin, ex ministro della città stato di Berlino, che nel suo libro "La Germania si distrugge da sola" sostiene:
"Non voglio che i miei nipoti e pronipoti vivano in un paese in gran parte musulmano, in cui si parla prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo e il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in Oriente.
Ci preoccupiamo del clima del mondo tra 100 o 500 anni. Perché dovremmo essere interessati al clima tra 500 anni, quando il programma tedesco per l’immigrazione sta lavorando per l’estinzione dei tedeschi?"
La reazione della Merkel: "Le affermazioni di Sarrazin sono inaccettabili, condannano interi gruppi della nostra società e rendono la discussione su questi temi ancora più difficile".
Chissà se la pensa ancora così.

Nel belpaese che succede? Quando c'è da precipitare nel baratro non siamo secondi a nessuno: c'è chi di fatto legalizza la poligamia, chi grazia i terroristi facendoli passare per semplici "simpatizzanti".
Qualcuno si preooccupa per il futuro non accorgendosi del presente.
Gli altri? Tutti in rispettoso silenzio. Come al solito.

mercoledì 6 ottobre 2010

Londonistan


L'illusione
Il presupposto delle battaglie politiche che mirano all'integrazione è che gli immigrati siano disposti a entrare a far parte della comunità: essa non sarebbe più soltanto "nostra" ma di tutti quelli che ne fanno parte condividendo alcuni valori essenziali.
I nuovi arrivati rispetteranno automaticamente le leggi dello stato in cui si trovano, mandando i loro figli a scuola, garantendo alle mogli gli stessi diritti delle donne occidentali, e votando per eleggere i propri rappresentanti.

La realtà
I nomi delle strade del Londonistan non sono più scritti in inglese e i colori e gli odori della Old Britannia hanno lasciato il posto a quelli della medina.
Nella piscina pubblica di pubblico non è rimasto che il ricordo: lo spazio sportivo è stato requisito dai gendarmi musulmani che impediscono ai bambini e alle bambine di fare il bagno insieme e reagiscono con veemenza quando spunta una telecamera in grado di testimoniare cosa avviene al riparo da occhi indiscreti.
Nelle strade del quartiere non girano più "bianchi" ma soltanto donne coperte dal burqa e gang di giovani arabi che picchiano i gay, come racconta un giovane inglese che dopo aver preso la sua razione di pugni e calci ha deciso di spostarsi in un'altra zona di Londra. Anche i preti di una chiesa cattolica sono stati malmenati e si verificano episodi di intolleranza contro chi manifesta una fede diversa dall'Islam.
Una donna si rivolge all'imam locale per chiedere il divorzio. A Londra infatti esiste una legge parallela a quella inglese, la sharia, illegale, che opera come se nulla fosse sotto il naso delle autorità. A un maschio musulmano è sufficiente ripudiare la moglie per togliersela dai piedi, a una donna non bastano anni per ottenere lo stesso risultato, nonostante sia stata picchiata dal marito con una mazza da baseball mentre era incinta, solo perché "avevo cucinato male".
Il video prosegue con una discesa nel sottoscala di una moschea improvvisata gestita da un altro imam fondamentalista. Costui insegna a una decina di barbuti e smagriti ragazzi under 30 che la bandiera verde dell'Islam sventolerà presto su Roma e i palazzi del potere delle capitali europee. In questo delirio di onnipotenza - acuito dalla presenza della telecamera - spiega che è giusto uccidere gli infedeli, lapidare le donne che commettono adulterio, mozzare le mani ai ladri. Durante una pausa, riceve una telefonata da New York dove è in corso una manifestazione spronando i fedeli dall'altra parte dell'oceano a battersi in nome del Profeta.
La sceneggiata si protrae grazie a uno dei capisaldi delle democrazie occidentali, la libertà di parola. L'abbiamo difesa fino all'ultimo quando un pastore americano si era messo in testa di bruciare il Corano, dobbiamo farci i conti anche ora.
In Europa si discute di vietare il burqa, qualcuno lo ha già fatto.
Centinaia di ragazze musulmane britanniche sono obbligate dalle loro scuole a indossare il velo integrale.

Abbiamo accolto l'islam rivoluzionario, gli abbiamo permesso di attecchire dietro l'illusione multiculturale, e non muoviamo un dito per capovolgere questa situazione, beandoci dietro parole d'ordine come il voto agli immigrati.

venerdì 1 ottobre 2010

Tutti zitti

Se qualcuno aveva qualche dubbio sul significato di "dialogo interreligioso", la vicenda del rogo del corano rende perfettamente l'idea di cosa intendano i musulmani per dialogo.
Poco prima dell'11 settembre scorso un pastore protestante di una chiesa evangelica della Florida dichiara di voler bruciare copie del corano per protestare contro il progetto di costruire una moschea vicino Ground Zero.
Immediate le condanne delle più importanti istituzioni e leaders internazionali.

La risposta dell'islam religione di pace?
18 morti, almeno un centinaio di feriti, chiese e scuole cattoliche bruciate, senza contare i gravi danni a molti edifici, mezzi della polizia e diverse proprietà pubbliche.
Le reazioni delle sopra citate ed autorevoli istituzioni e leaders internazionali? Tutti zitti.
Forse perchè minacciare il rogo del corano è l'eccezione.
La persecuzione dei cristiani in paesi musulmani è la regola.
Il corano non è stato più bruciato, il reverendo Jones pagherà i danni, però l'imam che sta promuovendo la costruzione del centro "culturale" musulmano nei pressi di Ground Zero ha detto ieri che "lo scopo del progetto è di prevenire altri attacchi di questo genere".
In altre parole, fateci costruire moschee in ogni città, consegnateci le chiavi delle vostre città, così nessuno, neanche i nostri fratelli musulmani, avrà più interesse a bombardarvi.
Non vogliono conquistarci, vogliono salvarci.

mercoledì 15 settembre 2010

Troia brucia

"La città deve avere una moschea adeguata alla bellezza storica e degna della ricchezza culturale. Noi abbiamo chiesto di lavorare ad un gruppo di architetti, il progetto è praticamente pronto e presto lo presenteremo alla città e al sindaco Renzi per concordare insieme questo lavoro.
La nuova moschea di Firenze avra' anche un minareto e sarà una cosa molto simile al campanile di Giotto".
Ezzedine Elzir, imam di Firenze


''Non voglio fare una discussione ideologica sulla possibilita' di avere una moschea a Firenze.
Se i nostri amici musulmani, ai quali faccio tra l'altro gli auguri per la fine del Ramadam, ci presenteranno un progetto lo valuteremo e ne discuteremo apertamente".
Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Praticare l'infibulazione in Italia puo' costare fino a 16 anni di carcere, secondo una legge del 2006.
Dal 1996 ad oggi, solo all’Ospedale San Gallicano di Roma, sono state assistite e curate 10mila donne immigrate che hanno subito l'infibulazione.
Qui le immagini sono così pesanti che mi limito al link, per chi ha lo stomaco per guardare.
Quello che invece è da rimarcare è il legame stretto tra infibulazione e islam.
Non è prescritta dal corano? Esisteva già ai tempi dei romani? Sicuramente.
Però nel moderato Egitto la mutilazione degli organi genitali femminili diventa reato solo nel 2008.
Si rischiano al massimo 2 anni di reclusione e può essere praticata in caso di "necessità medica": praticamente una farsa. Ma per i rappresentanti dei Fratelli musulmani in parlamento "le nuove norme minano i fondamenti della famiglia egiziana".
Però l'islam non c'entra. Per questo 10mila donne curate solo al San Gallicano di Roma sono tutte immigrate.
O figlie di donne italiane sposate o conviventi di immigrati perfettamente integrati, per i quali è normale picchiare la donna perchè non si converte, perchè non è una brava cuoca, perchè esce sul balcone senza velo.
Trentasei stranieri e tre italiani. Erano questi i numeri delle iscrizioni nella prima elementare della Scuola Carlo Pisacane di Roma. Numeri che si sono andati assottigliando, fino all’altro giorno, quando i genitori dell’ultimo bimbo italiano rimasto iscritto hanno chiesto, e ottenuto, il trasferimento.
L'integrazione sociale e culturale in un paese risulta assai improbabile quando in classe nessuno parla l'italiano, quando si cancella il presepe dal Natale, quando a pranzo si mangia il couscous al posto degli gnocchi.

Moschee nelle città simbolo della nostra cultura, pratiche barbare che non accennano a sparire, donne trattate come merce, la politica del ventre che ci fa diventare minoranza a casa nostra.
Ci stiamo (dis)integrando.
Ogni tanto qualcuno se ne accorge, ma viene prontamente eliminato dai politicamente corrotti, dai paladini della multiculturalità.
Troia brucia. Per colpa dei collaborazionisti, scriveva Oriana nel 2004.

Siamo nel 2010 e i collaborazionisti sono ancora li. Quindi la colpa non è loro, non è solo loro.
La colpa vera è di quelli che non stanno né da una parte, né dall’altra, quelli a cui sembra non interessare ciò che accade intorno, come se non fosse anche affar loro, quelli per i quali non c’è niente da fare e comunque non spetta a loro farlo. Camminano frettolosamente, guardano ma non vedono, o fanno finta di non vedere, non esprimono chiaramente la loro opinione o se lo fanno giocano con le parole per non urtare la sensibilità altrui, attenti solo al loro tornaconto personale, falsamente ossequiosi, danno ragione ad una parte, ma nemmeno torto all’altra. Costantemente in mezzo al guado.
Troia brucia. Per colpa degli ignavi.

martedì 14 settembre 2010

Letterina a Gianfranco Fini

Signor Vicepresidente del Consiglio, Lei mi ricorda Palmiro Togliatti. Il comunista più odioso che abbia mai conosciuto, l’uomo che alla Costituente fece votare l’articolo 7 ossia quello che ribadiva il Concordato con la Chiesa Cattolica. E che pur di consegnare l’Italia all’Unione Sovietica era pronto a farci tenere i Savoia, insomma la monarchia. Non a caso quelli della Sinistra La trattano con tanto rispetto anzi con tanta deferenza, su di Lei non rovesciano mai il velenoso livore che rovesciano sul Cavaliere, contro di Lei non pronunciano mai una parola sgarbata, a Lei non rivolgono mai la benché minima accusa.
Come Togliatti è capace di tutto. Come Togliatti è un gelido calcolatore e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato ponderato vagliato per Sua convenienza. (E meno male se, nonostante tanto riflettere, non ne imbrocca mai una). Come Togliatti sembra un uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, ligio alle sue idee, e invece è un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirige un partito che si definisce di Destra e gioca a tennis con la Sinistra. Fa il vice di Berlusconi e non sogna altro che detronizzarlo, mandarlo in pensione. Va a Gerusalemme, con la kippah in testa, piange lacrime di coccodrillo allo YadVashem, e poi fornica nel modo più sgomentevole coi figli di Allah. Vuole dargli il voto, dichiara che “lo meritano perché pagano le tasse e vogliono integrarsi anzi si stanno integrando”.


Quando ci sbalordì con quel colpo di scena ne cercai le ragioni. E la prima cosa che mi dissi fu: buon sangue non mente. Pensai cioè a Mussolini che nel 1937 (l’anno in cui Hitler incominciò a farsela col Gran Muftì zio di Arafat) si scopre «protettore dell’Islam» e va in Libia dove, dinanzi a una moltitudine di burnus, il kadì d’Apollonia lo riceve tuonando: “O Duce! La tua fama ha raggiunto tutto e tutti! Le tue virtù vengono cantate da vicini e lontani!”. Poi gli consegna la famosa spada dell’Islam. Una spada d’oro massiccio, con l’elsa tempestata di pietre preziose. Lui la sguaina, la punta verso il sole, e con voce reboante declama: “L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta, vuole dimostrare al mondo la sua simpatia per l’Islam e per i musulmani!”. Quindi salta su un bianco destriero e seguito da ben duemilaseicento cavalieri arabi si lancia al galoppo nel deserto del futuro Gheddafi.


Ma erravo. Quel colpo di scena non era una reminiscenza sentimentale, un caso di mussolinismo. Era un caso di togliattismo cioè di cinismo, di opportunismo, di gelido calcolo per procurarsi l’elettorato di cui ha bisogno per competere con la Sinistra e guidare in prima persona l’equivoco oggi chiamato Destra.
Preparano giorni migliori per l'italia
Signor Vicepresidente del Consiglio, nonostante la Sua aria quieta ed equilibrata Lei è un uomo molto pericoloso. Perché ancor più degli ex democristiani (che poi sono i soliti democristiani con un nome diverso) può usare a malo scopo il risentimento che gli italiani come me esprimono nei riguardi dell’equivoco oggi chiamato Sinistra. E perché, come quelli della Sinistra, mente sapendo di mentire. Pagano-le-tasse, i Suoi protetti islamici?!? Quanti di loro pagano le tasse?!? Clandestini a parte, spacciatori di droga a parte, prostitute e lenoni a parte, appena un terzo un po’ di tasse! Non le capiscono nemmeno, le tasse. Se gli spiega che servono ad esempio per costruire le strade e gli ospedali e le scuole che anch’essi usano o per fornirgli i sussidi che ricevono dal momento in cui entrano nel nostro paese, ti rispondono che no: si tratta di roba per truffare loro, derubare loro. Quanto al Suo vogliono-integrarsi, si-stanno-integrando, chi crede di prendere in giro?!?


Uno dei difetti che caratterizzano voi politici è la presunzione di poter prendere in giro la gente, trattarla come se fosse cieca o imbecille, darle a bere fandonie, negare o ignorare le realtà più evidenti. Più visibili, più tangibili, più evidenti. Ma stavolta no, signor mio. Stavolta Lei non può negare ciò che vedono anche i bambini. Non può ignorare ciò che ogni giorno, ogni momento, avviene in ogni città e in ogni villaggio d’Europa. In Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, ovunque si siano stabiliti. Rilegga quel che ho scritto su Marsiglia, su Granada, su Londra, su Colonia. Guardi il modo in cui si comportano a Torino, a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma.


Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani. Nessuno. Perché Maometto la proibisce, l’integrazione. La punisce. Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano. Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono. Intanto gliene riporto un paio. Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”. Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli.


In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci. Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia.
Signor Fini, ma perché come capolista dell’Ulivo non si presenta Lei?”.

Oriana Fallaci ne "La Forza della Ragione", pubblicato nel 2004. 6 anni fa.
Oggi il segretario del Pd parla di un nuovo Ulivo.
Signor Fini, ma perchè come capolista del nuovo Ulivo non si presenta Lei?

venerdì 10 settembre 2010

Nove anni dopo

Un pastore protestante di una chiesa evangelica della Florida dichiara di voler bruciare copie del corano nell'anniversario dell'11 settembre.

"Atti del genere non possono essere approvati da alcuna religione.
Mi sento profondamente turbato da questa iniziativa
".
Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu

"Invece che bruciare il corano, incoraggerei la gente a leggerlo".
Tony Blair, ex premier britannico e membro del Quartetto per il Medio Oriente.

E' probabile che Blair il corano lo abbia letto, è altrettanto ovvio che non l'abbia capito (ogni riferimento non è puramente casuale).
Quello che invece provoca più disgusto è l'ipocrisia di un organismo internazionale che, nella persona del suo segretario, esprime turbamento.


Forse tutti sanno che solo nel 2010, in Iran sono state eseguite già 160 condanne a morte.
Nella prigione di Tabriz, dove è reclusa da ormai quattro anni Sakineh, si trovano altre donne in attesa della medesima condanna, e tra loro anche minorenni. Sakineh Ashtiani dopo aver subito la pena della fustigazione davanti a uno dei suoi figli, è stata costretta a una confessione pubblica anche in concorso in omicidio, per poter accelerare l'iter dell'esecuzione capitale.
L'Onu si preoccupa del rogo di un libro, ma si guarda bene dal provare turbamento per la lapidazione di una donna iraniana.
Forse all'Onu si stanno occupando del caso, forse se ne sta occupando proprio la Commissione per lo Status delle Donne.
Forse non tutti sanno che da maggio l'Iran, dopo aver fallito nell'ottenere un seggio nel Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu, è stato eletto membro della Commissione per lo Status delle Donne.

Nove anni dopo l'11 settembre l'islam istituzionalizzato la fa da padrone nella più importante ed estesa organizzazione intergovernativa mondiale.
Nove anni dopo l'11 settembre la lapidazione di un'adultera provoca meno scalpore del rogo di un libro.
Nove anni dopo l'11 settembre "uno dei pochi giornalisti non allineati e realmente anticonformisti", collaboratore del quotidiano campione della libertà di pensiero scrive:
"La pena di morte è in vigore anche in Paesi considerati campioni della civiltà, come gli Stati Uniti, e nessuno Stato lascerebbe a piede libero un assassino. Quanto all'adulterio è considerato un reato meritevole della pena capitale non solo in Iran ma in molti altri Paesi islamici che hanno una cultura e una morale diversissime dalle nostre soprattutto per quel che riguarda la famiglia".
(Si chiama Fini, basta il cognome)

Facciamo progressi, l'integrazione tra le due "civiltà" prosegue spedita.

sabato 14 agosto 2010

La mia religione me lo vieta

Una donna chiama al telefono un taxi per farsi portare a casa dal supermercato dove aveva fatto la spesa. La macchina arriva regolarmente, il conducente smonta, fa per aiutare la cliente a mettere in macchina il suo carico, poi si rialza e dice "Non posso portarla, la mia religione me lo vieta".
Sapete che cosa rendeva impura la donna (cattolica) al taxista (islamico, naturalmente), tanto da impedirgli di fare il suo lavoro? Che questa avesse nella spesa un paio di lattine di birra.
Oxford

"L'ho comprata con un regolare contratto e per il diritto del mio Paese sono a posto".
La sua donna: una schiava comprata al mercato. Di cui disporre a piacimento, di cui fare ciò che si vuole, con potere di vita e di morte su di lei. Sembra una storia antica come quelle dei gladiatori. Eppu­re si ripete ancora nel Terzo millennio. L’immi­grato, 36 anni, vive da tempo nel belpaese: si è quindi perfettamente integrato, nel senso che ha capito come funziona la giustizia in italia.
Montecchio

Prima le minacce, poi l'aggressione. Tutto perché le sue figlie hanno scelto di non portare il velo. La denuncia arriva da Hassan Filahi, un marocchino di 49 anni, che ha raccontato tutto al quotidiano Il Tirreno: "Mi hanno rotto un braccio, ma le mie figlie non vogliono portare il velo e io non mi sottometto".
Dietro l'aggressione ci sarebbero alcuni suoi connazionali, tra cui l'imam livornese Abdelghani Bouchari.
Cecina

venerdì 11 giugno 2010

Perchè ha vinto

Ha paragonato il Corano al Mein Kampf di Hitler, ed è sotto processo per istigazione all'odio razziale a causa del suo documentario Fitna.
Xenofobo, eccentrico, populista.
Solo alcune delle etichette appiccicate sul leader del partito olandese che dopo le elezioni politiche di ieri ha quasi triplicato il numero di seggi in parlamento, diventando il terzo partito.
Dimezza invece il numero di posti il partito del premier uscente.
Aldilà delle alleanze che dovranno sostenere il nuovo governo, indipendentemente dalla presenza o meno del vero vincitore delle elezioni, c'è un dato oggettivo: il Pvv si è presentato con l'intenzione di limitare l'immigrazione, proibire del tutto quella proveniente dai paesi musulmani, vietare la costruzione di moschee e tassare l’utilizzo del velo islamico.
Aveva 9 seggi, adesso ne ha 24.
Chiunque avrà la responsabilità di governare dovrà tenerne conto.
L'Olanda di domani dovrà essere diversa dall'Olanda di oggi.

lunedì 7 giugno 2010

La bomba

Nel nord d'Italia, un neonato su cinque e' figlio di stranieri. Lo si evince dai dati del bilancio demografico Istat del 2009. Nelle due ripartizioni del Nord i bambini nati da genitori stranieri sono circa il 20%, nelle regioni del Centro il 15% mentre nel Mezzogiorno soltanto il 3,6%. Nonostante il numero dei nati in Italia sia diminuito rispetto al 2008 (-7.802, pari all'1,4%), anno in cui si era registrato un incremento superiore a quello medio degli ultimi anni, si conferma la tendenza all'aumento delle nascite gia' osservato negli ultimi anni: l'ammontare complessivo di nascite nel 2009 risulta, infatti, piu' elevato di quello relativo ai 17 anni precedenti, con la sola eccezione dell'anno precedente.
Tale tendenza e' da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare. Di pari passo con l'aumento di stranieri che vivono in Italia, infatti, l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente e' passata dall'1,7% al 13,6% del totale dei nati vivi; in valori assoluti da poco piu' di 9 mila nati nel 1995 a piu' di 77 mila nel 2009. In particolare, nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale. Peraltro, gia' da diversi anni in queste aree del Paese, dove gli stranieri sono piu' numerosi e gli insediamenti piu' stabili, il contributo degli stranieri alla natalita' e' divenuto rilevante.

Il mito sta diventando realtà...