giovedì 4 marzo 2010

Risvegli

Chiese convertite in moschee, l’islam prima religione ad Amsterdam, segregazione e sharia di stato.
Rotterdam capitale di Eurabia...


Finalmente in Olanda ci sono segnali di risveglio, di una presa di coscienza che il multiculturalismo, quando ad incontrarsi sono i valori cristiani e la sottocultura islamica, non funziona.
Così succede che alle elezioni amministrative il Partito della Libertà, nelle due città in cui Wilders ha presentato le liste, ottiene ottimi piazzamenti: ad Almere è primo con il 21 per cento dei voti e nove seggi su 39; all’Aja è secondo, con otto seggi conquistati, contro i dieci dei labouristi, prima forza politica.
"Voglio difendere la libertà, perché credo che evaporerà nell'aria nel momento in cui l'ideologia islamica dovesse guadagnare ancora spazio in questo paese", ha detto Wilders, sottolineando che la sua e' una missione per la quale paga personalmente un alto prezzo. "Per anni, la mia vita e' stata tutto meno che tranquilla". Le sue dichiarazioni hanno creato attorno a lui un clima di odio e lo costringono a vivere in un posto segreto e sotto sorveglianza per 24 ore al giorno.

E' strettamente necessario arrivare a queste condizioni?
Oppure conviene svegliarsi prima?

venerdì 26 febbraio 2010

L'islam moderato esiste

Dobbiamo proclamare con tutti i mezzi la Jihad contro l’infedele e apostata Svizzera. Qualunque musulmano nel mondo che abbia fatto accordi con la Svizzera è un infedele (ed è) contro l’Islam, contro Maometto e il Corano.
Bisogna che i musulmani si mobilitino in tutti i Paesi del mondo islamico per non far atterrare aerei svizzeri, per non far attraccare navi e per non far arrivare prodotti nelle loro terre
Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra.”.

Due domande:
1. Cosa avranno fatto mai gli elvetici per meritarsi tanta "attenzione"?
2. Chi pronuncia la dichiarazione di guerra? Bin Laden?

Il 29 novembre 2009, la Svizzera - unico tra gli stati moderni ad essere governato tramite Democrazia diretta - stabilisce, a seguito di referendum popolare, il divieto di costruzione di minareti sul proprio territorio (solo 300 mila cittadini elvetici sono musulmani e dispongono già di 200 luoghi di preghiera e quattro minareti).
A tre mesi di distanza, in occasione dell’anniversario della nascita di Maometto, non è Bin Laden che dichiara guerra, ma un capo di stato. Di uno stato che non è l'Iran, non è la Siria.
Uno capo di stato che si rappresenta come l'islam moderato.

L'islam moderato esiste, adesso abbiamo le prove.

martedì 23 febbraio 2010

Libro vuoto e tasca piena

«Dove lo Stato non funziona si afferma inevitabilmente quella "società fai da te" dove ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come meglio può e dunque anche attraverso il ricorso alla corruttela»
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della FIAT, 23 febbraio 2010.

«Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano»
Cesare Romiti, amministratore delegato della FIAT nel 1984

Amministratore delegato della Cinzano tra il 1984 e il 1986, nel maggio 1985, davanti al giudice istruttore Gian Giacomo Sandrelli, Luca Cordero di Montezemolo ammise di aver incassato denaro per introdurre vari personaggi ai piani alti di corso Marconi: "È un episodio della mia vita che giudico assai vergognoso" spiegò. "Rammento con precisione due versamenti, uno di 30 milioni e uno di 50 milioni".
Una parte del denaro venne consegnata in contanti al futuro presidente di Confindustria, FIAT, Ferrari, LUISS, dentro un libro vuoto di Enzo Biagi.

Libro vuoto e tasca piena: come inizio di carriera, per un grande moralizzatore, non c’è male, no?

lunedì 15 febbraio 2010

La fantasia al potere

In Campania ci vogliono personalità dalla moralità a prova di bomba. Mi sono informato sulle vicende giudiziarie di De Luca, e dico che è meglio che si faccia giudicare dai tribunali. La nostra posizione è netta: no a candidati condannati, a persone rinviate a giudizio impegnate in ruoli di governo.
8 novembre 2009

Non si possono candidare in Campania persone sotto inchiesta.
Non si tolga Bassolino per mettere De Luca. Perché se non è zuppa è pan bagnato: pure lui è inquisito.
5 gennaio 2010

Non è assolutamente il nome adatto per dare alla Campania la svolta che merita. Non vedo perché impiccarsi al ricatto, alla forzatura di uno solo. Noi diciamo che la candidatura di De Luca non unisce, ma divide. Suggerirei all’imputato De Luca di impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Ne avrà di cose da ricostruire e da dire.
1 febbraio 2010

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese.
8 febbraio 2010

Usciamo i corrotti dalle porde dei palazzi!!!

mercoledì 10 febbraio 2010

Il processo breve

Mentre aspettava che il collegio giudicante rientrasse in aula, un avvocato del tribunale di Milano ha trovato, per sbaglio, tra i fascicoli del presidente, una sentenza. Si trattava di una condanna ad 8 mesi proprio per il suo assistito.
Dettaglio non trascurabile: il processo doveva ancora iniziare.
L'episodio è stato segnalato all'ordine degli avvocati mentre il sostituto procuratore generale ha chiesto la sospensione del giudice.
Francesco Basile, l'assistito dell'avvocato Paolo Cerruti, doveva essere giudicato per un borseggio avvenuto a Monza nel 2009, ma il giudice si era già portato avanti ed aveva preparato la sentenza. Mancava solo l'intestazione del Tribunale.

E poi dicono che la giustizia è lenta, che i magistrati sono una casta, che non lavorano...
Malelingue!!!

domenica 7 febbraio 2010

Ho perso le parole

Ho perso le parole
eppure ce le avevo qua un annetto fa...

Non parla più di cambiamento, non insiste più con la speranza, non si accanisce più con i sogni.
Il presidente è giù: un anno di governo ha cambiato molte cose. Perché adesso a Washington c’è un clima diverso dal 20 gennaio 2009. Allora c’era voglia di leggenda alimentata dalla promessa di stravolgere tutto: le regole di Washington, l’immagine della nazione, i rapporti con il resto del mondo. Dov’è l’ottimismo ora? Dove sono quelle parole? Il presidente oratore ha smarrito il testo della vita. Vede l’America oggi a un giro completo di calendario completato e la scopre diversa: ha sostituito la speranza con la delusione. L’incubo della crisi economica e della disoccupazione ha offuscato l’immagine di Obama e fatto precipitare le sua popolarità.
Oggi un americano su due non lo voterebbe più.
Obama resta un fenomenale personaggio mediatico, capace di creare aspettative e attese, di calamitare l’attenzione mondiale su qualunque cosa faccia o dica.
Il problema è sempre stato uno: basta questo a diventare un grande presidente? Solo che il problema adesso è più grande: non c’è più una campagna elettorale, non c’è più lo slancio emotivo, non c’è più la rincorsa di un sogno. Ora c’è la vita, c’è la politica, c’è la realtà.
Perché Obama per governare da presidente ha fatto quello che avrebbero fatto anche altri: aumentato le truppe in Afghanistan, ha deciso di aprire il fronte con lo Yemen, ha elogiato la guerra giusta mentre andava a ritirare il Nobel per la pace, ha rinviato la chiusura di Guantanamo.
Quattro cose giuste in un anno pieno di insuccessi.
Così, una per una tutte le partite sono finite male: il tentativo di dialogo con l’Iran è fallito, i gesti di buona volontà verso la Cina hanno fatto gridare al tradimento gli attivisti per i diritti umani e non hanno portato alcun beneficio, la rinuncia allo scudo missilistico ha soddisfatto la Russia, ma senza evidenti contropartite. L’idea che l’Afghanistan possa diventare il Vietnam di Obama terrorizza l’amministrazione, il partito, l’America e il mondo. Obama ha vinto un Nobel per la pace imbarazzante, ma per fortuna quando l’ha ritirato ha ricordato che esiste una «guerra giusta».

Anche la teorica distensione col mondo islamico è stata un naufragio: il presidente s’è ritrovato a Natale con un terrorista che voleva far saltare in aria un volo e con la consapevolezza di avere un buco enorme nell’apparato di sicurezza nazionale. Non vi sono dubbi che Obama, durante il suo primo anno alla Casa Bianca, abbia seminato molto. Ma adesso, in questo difficile 2010, è giunto per lui il momento di raccogliere. I bei discorsi non basteranno più. Il bello è che se dovesse passare, la nuova Sanità non sarebbe comunque quella che il presidente desiderava. È una via di mezzo, una legge spuria, un compromesso uscito dai mille condizionamenti del Congresso. Se passerà.
Ha paura, Obama: a novembre scorso, quando i democratici hanno perso le poltrone di governatore di Virginia e New Jersey il presidente ha fatto campagna elettorale e ha perso.
Adesso non è più come il 20 gennaio 2009: adesso ci vuole poco per mettere in difficoltà il presidente. Cioè esattamente nelle condizioni in cui è ora a un anno appena dall’inizio della sua avventura.
Obama è infelice. Obama è in crisi. Si sente quando parla:
«Vi sono momenti in cui sento che tutti i miei sforzi sono vani e i mutamenti sono così dolorosamente lenti da sollevare dubbi anche in me. Ma dopo il duro inverno arriva sempre la primavera».
Il sole dopo il buio, certo. Però la notte non è finita.

Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie...


domenica 31 gennaio 2010

Laicamente scorretti

«La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale, perciò se serve faremo ricorso al Tar. Qui non è in discussione la persona, la suora sarà pure bravissima ma io contesto l'istituzione che rappresenta. Cioè la Chiesa. Voglio vedere cosa dirà la maestra a mio figlio quando Valerio le chiederà come è nato l'universo. Sono atea e credo che la scuola pubblica debba essere quantomeno laica. O no?»
Non ha fatto propaganda di Gesù, quando mai. Insegna italiano, ha il curriculum giusto, i titoli di studio, sta in graduatoria. Ma per il fatto di essere suora non può essere una dipendente dello Stato laico. Deve sparire.
Ha la cuffia nera ma non il crocifis­so al collo perché «lo porto dentro di me». La tacciano di portare la religione in classe durante l’ora di italiano. «È per l’abito che indosso non per come faccio l’insegnante».
È consa­pevole di «non dover oltre­passare il limite. Misuro ogni parola quando faccio le­zione, sono anche troppo scrupolosa ma nes­suno di noi può negare che scriviamo anno 2009 perché è nato un certo signore chia­mato Gesù Cristo».
Si chiama cristianofobia questa malattia eurabica, si è espressa nella sentenza contro i crocifissi sulle pareti delle scuole, e in Italia ha questi epigoni. Il risultato? È molto più difficile trovare comprensione se sei una suora che se sei un imam. O un propagandista dello yoga. Fare il presepio è intolleranza, invece introdurre, ad esempio, il buddismo è ritenuto molto laico, in perfetta armonia con la laicità della scuola.
La preside dichiara:«L'insegnante che c'era prima della suora impartiva ai bambini dei corsi di benessere yoga: li faceva sdraiare in cerchio, disegnava dei mandala e recitavano insieme dei mantra... ».
Invece nominare Gesù a Natale è un delitto.

Suggerimento: se non è troppo tardi, dichiararsi sì suora, ma anche lesbica, o almeno suora incinta, e farsi fare un anatema dal vescovo, come nei film alla moda di Almodóvar.
O forse basterebbe semplicemente indossare il velo giusto.
Diventerebbe un'eroina.

Curiosità: che lavoro fa la mamma che si è data tanto da fare per difendere la laicità della scuola pubblica?
Fa la cassaintegrata di Alitalia.
Tutto quadra.

venerdì 25 dicembre 2009

Io pito



"Avevo 14 anni quando scrissi la lettera di ammissione. Volevo dirlo a mia madre, invece mi indussero a tacere."
Eva Siciliano, ex numeraria

"Stento a credere che in ambiente ecclesiastico non siano giunte le denunce di madri e padri trafitti dal dolore per aver perso i figli, inghiottiti dall’Opus Dei. Perché si continua a tacere?"
Franca Rotonnelli De Gironimo, ex soprannumeraria

"Ogni volta che se ne parla sui giornali, sui libri, in televisione, non posso che ripensare a quegli anni... Oggi i miei figli sono piccoli, fra le preoccupazioni che ho come genitore c’è quella che possano finire nell’Opus Dei."
Saverio, ex numerario, oggi dirigente nel settore finanza

"Quando a 18 anni ho cominciato a frequentare le attività formative con i numerari di tutto il mondo, mi sembrava di vivere in una dimensione speciale. All'interno di strutture bellissime, ville di lusso, aree verdi, centri di studio perfettamente attrezzati, ero rapita dal clima di entusiasmo e dedizione collettiva. Per non parlare del privilegio di essere ricevuti dal Papa.
Avevo più di trent'anni quando sono uscita dall'Opera, ma emotivamente ero ancora una bambina, un'aliena catapultata nel mondo di tutti i giorni".
"Proselitismo esasperato, alienazione della personalità, allontanamento dalla famiglia di origine, isolamento sociale e affettivo, formazione all'infantilismo e alla dipendenza dai direttori, controllo della cultura e dell'informazione per forgiare la vulnerabilità psicologica".
Emanuela Provera, ex numeraria

"Vai fuori e convinci quelli che trovi a venire e a riempire la mia casa; costringili a entrare, spingili... bisogna uccidersi per il proselitismo"
Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei

La prelatura personale fondata dal sacerdote spagnolo Josemaria Escrivà de Balaguer, canonizzato nel 2002 da Karol Wojtyla, è un centro di eccellenza della chiesa cattolica. Gli 85.000 membri dichiarati dalla prelatura, distinti in numerari, soprannumerari e aggregati, perseguono la santità nel lavoro e nella vita quotidiana seguendo i rigidi precetti di Balaguer racchiusi negli scritti Cammino, Solco e Forgia, applicandosi poi a opere di formazione culturale, professionale e religiosa.
Un'esperienza totalizzante a cui si offrono ogni anno migliaia di giovani.
Pitare, termine mutuato dallo spagnolo, significa fischiare, o annunciare la propria voglia di unirsi all'Opus Dei.
Se hai pitato l'hai fatto comunque per tutta la vita: impossibile tirarsi indietro del tutto, riprendersi la propria vita e i propri beni.
Lasciare l'Opera è scoraggiato con sottili ricatti che inducono al senso di colpa, insistendo sul disastro spirituale e sulla presenza dell'inferno e del Diavolo al di fuori della prelatura. E in ogni caso nessuno può impedire ad un numerario di andarsene, ma i suoi beni rimangono intestati all'Opera. Chi diventa numerario deve fare testamento entro i 23 anni e destina tutte le sue sostanze all'Opus Dei.
Dunque ti ritrovi solo nel mondo reale, senza un conto in banca, senza soldi, senza una casa dove stare e con un mondo di rapporti personali e affettivi tutto da ricostruire.

martedì 15 dicembre 2009

Vota Mohammed!!



“Un’onda che attraverserà l’intera Europa”.
Nell’editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera Angelo Panebianco ha parlato chiaramente di “ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali”. E’ quest’ideologia ad animare i partiti islamisti in Europa.
«Per le prossime elezioni, formazioni politiche di ispirazione islamica saranno, a livello nazionale, una realtà anche in Italia», annuncia su youtube, ospite del programma KlausCondicio, il portavoce dell’UCOII, Ezzeddine Elzir. Senza troppe pretese perché, spiega, «gli italiani di fede islamica sono 50mila ed è giusto che chi lo desidera possa votare un partito che difenda le esigenze della comunità musulmana, come è avvenuto in Spagna con la nascita del Prune (Partito del Rinascimento e Unione Spagna)».
In Spagna la lista islamista che difende i principi del Corano punta a presentarsi alle amministrative del 2011 per fare il pieno di voti. La Spagna è l’unico paese europeo che ha subìto l’occupazione degli arabi per quasi otto secoli. Il bacino elettorale potenziale del nascente partito conta 1,3 milioni di musulmani. Il partito promette che “terrà conto dell’islam nel suo agire politico, considerandolo come fattore determinante nella rigenerazione morale ed etica della società spagnola”.

Di un simile suprematismo shariaco è piena l’Europa.
Una Muslim Democratic Union è appena nata in Bulgaria. Il finlandese Islamic Party è stato fondato da Abdullah Tammi, convertito all’islam negli anni Settanta, e ha un “programma verde” (colore sacro all’islam) improntato al fondamentalismo: divieto di vendita di alcolici, esonero per gli studenti di materie non conformi all’islam, un codice di abbigliamento non immorale e così via. Anche in Olanda, dove il nome Mohammed è già oggi il più usato fra i nuovi nati, e ad Amsterdam dove l’islam è la prima religione professata dalla popolazione, si presenterà alle elezioni il Dutch Muslim Party. E’ guidato da un convertito all’islam, Henny Kreeft. In Svezia il musulmano Mohammed Omar sta creando una lista antisionista per raccogliere consensi sulla causa palestinese. In Danimarca c’è la Liberal Alliance, che nelle elezioni del 2007 ha ottenuto cinque seggi al Parlamento e ha come leader il deputato Naser Khader, padre palestinese e madre siriana, il quale reclama da Copenaghen un mea culpa di stato per le vignette sul Profeta.

Circa i programmi di queste realtà, Elzir spiega che verteranno principalmente sulla richiesta di «luoghi di culto, scuole e luoghi di aggregazione dove si possa praticare la nostra religione».
Nessun accenno al bene comune o a interessi più generali: l’unico obiettivo appare autoreferenziale, se non esclusivamente la ricerca del finanziamento ai partiti.
Una formazione dichiaratamente islamica sarebbe illegale perfino in Turchia, dove la costituzione non consente di fondare partiti su base religiosa. Se i loro vertici presentano ricorso contro lo scioglimento, finiscono per soccombere perfino davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo com’è già accaduto nel 2001.

Di una lista civica islamica si parla anche a Milano. Si chiama “Milano Nuova” e ne è leader Abdel Hamid Shaari, rettore di quella moschea di viale Jenner accusata di collusione coi qaidisti e frequentata dal primo kamikaze italiano, Mohammed Game.
Shaari è “persona non gradita” in un grande paese musulmano come l’Egitto, che l’ha respinto alla frontiera.
Ci sono paesini in Veneto, in Lombardia e in giro per la penisola dove la popolazione immigrata di religione islamica tocca percentuali del 20 per cento e più. A Mazara del Vallo, nel Trapanese, si sono già ripresi la vecchia casbah e gli italiani non sono graditi. Ma alcuni degli abitanti dei ghetti islamici sono già riusciti a conquistarsi la cittadinanza. E gli obiettivi politici, che si sono rivelati irraggiungibili con la partecipazione alla Consulta islamica (poi congelata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni), potrebbero rivelarsi più vicini grazie a un drappello sufficientemente nutrito di consiglieri comunali.

E le Istituzioni come reagiscono?
Con il pdl e la Lega che tentano di riparare alle idiozie dell'intruso sulla cittadinanza a 5 anni.
Con la proposta di inserire a scuola l'ora di religione islamica, l'islam religione di pace...
La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso, eccetto quelli che si pentono prima di cadere nelle vostre mani. Sappiate, Allah è perdonatore, misericordioso..."
Dal Sacro Corano, prossimamente nelle nostre scuole.

martedì 8 dicembre 2009

Eravamo quattro amici al bar

Qui Polonia
«Il comunismo è stato un sistema terribile, un regime assassino costato la vita a milioni di persone; i regimi comunisti non erano per nulla diversi dal nazionalsocialismo e dunque non c'è ragione di riservare trattamenti diversi ai simboli dei due sistemi».
Collanine con falce e martello, magliette con la foto del Che e santini di Lenin?
«Grazie a questa legge i simboli del comunismo sono equiparati ai simboli del genocidio e non hanno più diritto d'esistere».
Fino a due anni di carcere spetteranno dunque a chiunque porterà in gloria il comunismo attraverso qualsiasi tipo di simbolo.

Qui italia
Con una grande assemblea al teatro Brancaccio di Roma, convocata a quattro passi da piazza san Giovanni, nasce la Federazione della Sinistra. I promotori sono quattro: due partiti, Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, e due associazioni, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà.

«È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti»
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione

«C'è un bisogno disperato di sinistra in questo paese: la prova è nel voto al Senato sulle missioni, Afghanistan compreso. Nessuno ha votato contro, sta vincendo il pensiero unico»
Oliviero Diliberto, leader del Pdci

Siamo sempre un passo avanti