venerdì 26 febbraio 2010

L'islam moderato esiste

Dobbiamo proclamare con tutti i mezzi la Jihad contro l’infedele e apostata Svizzera. Qualunque musulmano nel mondo che abbia fatto accordi con la Svizzera è un infedele (ed è) contro l’Islam, contro Maometto e il Corano.
Bisogna che i musulmani si mobilitino in tutti i Paesi del mondo islamico per non far atterrare aerei svizzeri, per non far attraccare navi e per non far arrivare prodotti nelle loro terre
Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra.”.

Due domande:
1. Cosa avranno fatto mai gli elvetici per meritarsi tanta "attenzione"?
2. Chi pronuncia la dichiarazione di guerra? Bin Laden?

Il 29 novembre 2009, la Svizzera - unico tra gli stati moderni ad essere governato tramite Democrazia diretta - stabilisce, a seguito di referendum popolare, il divieto di costruzione di minareti sul proprio territorio (solo 300 mila cittadini elvetici sono musulmani e dispongono già di 200 luoghi di preghiera e quattro minareti).
A tre mesi di distanza, in occasione dell’anniversario della nascita di Maometto, non è Bin Laden che dichiara guerra, ma un capo di stato. Di uno stato che non è l'Iran, non è la Siria.
Uno capo di stato che si rappresenta come l'islam moderato.

L'islam moderato esiste, adesso abbiamo le prove.

martedì 23 febbraio 2010

Libro vuoto e tasca piena

«Dove lo Stato non funziona si afferma inevitabilmente quella "società fai da te" dove ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come meglio può e dunque anche attraverso il ricorso alla corruttela»
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della FIAT, 23 febbraio 2010.

«Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano»
Cesare Romiti, amministratore delegato della FIAT nel 1984

Amministratore delegato della Cinzano tra il 1984 e il 1986, nel maggio 1985, davanti al giudice istruttore Gian Giacomo Sandrelli, Luca Cordero di Montezemolo ammise di aver incassato denaro per introdurre vari personaggi ai piani alti di corso Marconi: "È un episodio della mia vita che giudico assai vergognoso" spiegò. "Rammento con precisione due versamenti, uno di 30 milioni e uno di 50 milioni".
Una parte del denaro venne consegnata in contanti al futuro presidente di Confindustria, FIAT, Ferrari, LUISS, dentro un libro vuoto di Enzo Biagi.

Libro vuoto e tasca piena: come inizio di carriera, per un grande moralizzatore, non c’è male, no?

lunedì 15 febbraio 2010

La fantasia al potere

In Campania ci vogliono personalità dalla moralità a prova di bomba. Mi sono informato sulle vicende giudiziarie di De Luca, e dico che è meglio che si faccia giudicare dai tribunali. La nostra posizione è netta: no a candidati condannati, a persone rinviate a giudizio impegnate in ruoli di governo.
8 novembre 2009

Non si possono candidare in Campania persone sotto inchiesta.
Non si tolga Bassolino per mettere De Luca. Perché se non è zuppa è pan bagnato: pure lui è inquisito.
5 gennaio 2010

Non è assolutamente il nome adatto per dare alla Campania la svolta che merita. Non vedo perché impiccarsi al ricatto, alla forzatura di uno solo. Noi diciamo che la candidatura di De Luca non unisce, ma divide. Suggerirei all’imputato De Luca di impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Ne avrà di cose da ricostruire e da dire.
1 febbraio 2010

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese.
8 febbraio 2010

Usciamo i corrotti dalle porde dei palazzi!!!

mercoledì 10 febbraio 2010

Il processo breve

Mentre aspettava che il collegio giudicante rientrasse in aula, un avvocato del tribunale di Milano ha trovato, per sbaglio, tra i fascicoli del presidente, una sentenza. Si trattava di una condanna ad 8 mesi proprio per il suo assistito.
Dettaglio non trascurabile: il processo doveva ancora iniziare.
L'episodio è stato segnalato all'ordine degli avvocati mentre il sostituto procuratore generale ha chiesto la sospensione del giudice.
Francesco Basile, l'assistito dell'avvocato Paolo Cerruti, doveva essere giudicato per un borseggio avvenuto a Monza nel 2009, ma il giudice si era già portato avanti ed aveva preparato la sentenza. Mancava solo l'intestazione del Tribunale.

E poi dicono che la giustizia è lenta, che i magistrati sono una casta, che non lavorano...
Malelingue!!!

domenica 7 febbraio 2010

Ho perso le parole

Ho perso le parole
eppure ce le avevo qua un annetto fa...

Non parla più di cambiamento, non insiste più con la speranza, non si accanisce più con i sogni.
Il presidente è giù: un anno di governo ha cambiato molte cose. Perché adesso a Washington c’è un clima diverso dal 20 gennaio 2009. Allora c’era voglia di leggenda alimentata dalla promessa di stravolgere tutto: le regole di Washington, l’immagine della nazione, i rapporti con il resto del mondo. Dov’è l’ottimismo ora? Dove sono quelle parole? Il presidente oratore ha smarrito il testo della vita. Vede l’America oggi a un giro completo di calendario completato e la scopre diversa: ha sostituito la speranza con la delusione. L’incubo della crisi economica e della disoccupazione ha offuscato l’immagine di Obama e fatto precipitare le sua popolarità.
Oggi un americano su due non lo voterebbe più.
Obama resta un fenomenale personaggio mediatico, capace di creare aspettative e attese, di calamitare l’attenzione mondiale su qualunque cosa faccia o dica.
Il problema è sempre stato uno: basta questo a diventare un grande presidente? Solo che il problema adesso è più grande: non c’è più una campagna elettorale, non c’è più lo slancio emotivo, non c’è più la rincorsa di un sogno. Ora c’è la vita, c’è la politica, c’è la realtà.
Perché Obama per governare da presidente ha fatto quello che avrebbero fatto anche altri: aumentato le truppe in Afghanistan, ha deciso di aprire il fronte con lo Yemen, ha elogiato la guerra giusta mentre andava a ritirare il Nobel per la pace, ha rinviato la chiusura di Guantanamo.
Quattro cose giuste in un anno pieno di insuccessi.
Così, una per una tutte le partite sono finite male: il tentativo di dialogo con l’Iran è fallito, i gesti di buona volontà verso la Cina hanno fatto gridare al tradimento gli attivisti per i diritti umani e non hanno portato alcun beneficio, la rinuncia allo scudo missilistico ha soddisfatto la Russia, ma senza evidenti contropartite. L’idea che l’Afghanistan possa diventare il Vietnam di Obama terrorizza l’amministrazione, il partito, l’America e il mondo. Obama ha vinto un Nobel per la pace imbarazzante, ma per fortuna quando l’ha ritirato ha ricordato che esiste una «guerra giusta».

Anche la teorica distensione col mondo islamico è stata un naufragio: il presidente s’è ritrovato a Natale con un terrorista che voleva far saltare in aria un volo e con la consapevolezza di avere un buco enorme nell’apparato di sicurezza nazionale. Non vi sono dubbi che Obama, durante il suo primo anno alla Casa Bianca, abbia seminato molto. Ma adesso, in questo difficile 2010, è giunto per lui il momento di raccogliere. I bei discorsi non basteranno più. Il bello è che se dovesse passare, la nuova Sanità non sarebbe comunque quella che il presidente desiderava. È una via di mezzo, una legge spuria, un compromesso uscito dai mille condizionamenti del Congresso. Se passerà.
Ha paura, Obama: a novembre scorso, quando i democratici hanno perso le poltrone di governatore di Virginia e New Jersey il presidente ha fatto campagna elettorale e ha perso.
Adesso non è più come il 20 gennaio 2009: adesso ci vuole poco per mettere in difficoltà il presidente. Cioè esattamente nelle condizioni in cui è ora a un anno appena dall’inizio della sua avventura.
Obama è infelice. Obama è in crisi. Si sente quando parla:
«Vi sono momenti in cui sento che tutti i miei sforzi sono vani e i mutamenti sono così dolorosamente lenti da sollevare dubbi anche in me. Ma dopo il duro inverno arriva sempre la primavera».
Il sole dopo il buio, certo. Però la notte non è finita.

Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie...