giovedì 15 gennaio 2009

Il "pericolo somalo" di Ban Ki-Moon

L'Etiopia si ritira. Abbandona la Somalia. Lo aveva annunciato più volte. Ma oggi, alle prime luci dell'alba, dopo l'ennesimo scontro a colpi di mortaio con i miliziani islamici degli "al Shabaab" che ha lasciato sul terreno altri 11 civili, i 3000 soldati di Addis Abeba hanno abbandonato la più importante base di Mogadiscio e hanno iniziato a ritirarsi verso nord.

L'Etiopia ritira le sue truppe e lascia la Somalia in mano agli islamici.

16.000 morti negli ultimi 2 anni e la fuga di oltre 1 milione di persone.
Chi ha eroso sempre più territorio, costringendo Addis Abeba ad una difesa disperata, sono stati soprattutto gli estremisti islamici.
Milizie che asseriscono di voler riportare ordine in questo inferno. Ma applicando in modo radicale la sharia, la legge islamica. Nelle zone già sotto il loro controllo sono state spente le tv, chiusi i piccoli cinema dove i somali amano andare nelle ore più calde, imporre il velo ad una popolazione femminile tradizionalmente laica. Se dovessero prevalere, la Somalia si trasformerebbe nel nuovo avamposto di al Qaeda nel Corno d'Africa.

Con il ritiro delle truppe etiopiche si crea una vuoto pericolosissimo. Sul terreno restano solo 3500 soldati ugandesi e burundesi che l'Unione africana ha spedito sul posto undici mesi fa. Sia Kampala sia Bujumbura hanno fatto sapere nei giorni scorsi di non essere disposti a restare altro tempo. Temono di rimanere impantanati in un Paese che ha visto fallire ogni missione di pace. Se non arriveranno altri soldati di rinforzo - ne sono stati chiesti altri cinquemila - lasceranno la Somalia nel giro di un mese. L'Unione africana non ha più soldi. Non è in grado di finanziare altre missioni.

Ha chiesto aiuto all'Onu. Gli Usa hanno già pronta la bozza di una risoluzione che chiede l'invio di una forza di pace di altri 6000 caschi blu. Ma si sa che il segretario generale Ban Ki-Moon è contrario: sostiene che la Somalia sia troppo pericolosa.

Forse i 1.000 morti in terra palestinese sono più "importanti" dei 16.000 somali.
Forse in Palestina rischia di prevalere la parte "sbagliata".


1 commento:

  1. Somalia, a morte per apostasia (http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/ritiro-etiopia/condannato-apostata/condannato-apostata.html)
    ...................
    "Durante il processo", sostiene un fratello del politico, "non è stato assistito da alcun avvocato. Lo hanno giudicato e condannato. Non ha avuto la possibilità di difendersi e di contestare le accuse". Lo sceicco Hassan Yakub, portavoce dell'amministrazione islamica di Kisimaio, afferma che Abdirahman Ahmned ha ammesso le sue responsabilità: ha collaborato con le truppe etiopiche quando erano presenti nel paese. "E questo lo classifica come un apostata. Lavorava con uomini e per un paese che non sono musulmani", spiega un membro del Tribunale islamico. "La nostra legge, la sharia, prevede la pena di morte per chi cambia religione".
    Già nel novembre scorso, un Tribunale islamico aveva condannato alla lapidazione una ragazzina di appena 12 anni per adulterio. Solo in seguito, dopo essere stata uccisa a colpi di pietra, si apprese della sua giovane età e che in realtà era stata violentata.

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